Carsen, “Julius Caesar dramma dell’ ambiguità”

Nov 18, 2021

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    (ANSA) – ROMA, 18 NOV –
      Una tragedia dell’ ambiguità, il racconto dell’ assassinio di Giulio Cesare come un dramma moderno che può prendere forma in qualsiasi parte del mondo. L’ Opera di Roma alza il livello della sfida e scommette sulla musica contemporanea aprendo la stagione 2020-2021 sabato 20 novembre con la prima assoluta di ‘Julius Caesar”, lavoro commissionato per questa occasione particolare al compositore Giorgio Battistelli su libretto di Ian Burton ispirato al capolavoro di Shakespeare. A guidare l’ orchestra e il coro sarà il direttore musicale Daniele Gatti. ”E’ bellissimo che il Teatro dell’ Opera abbia fatto questa scelta – dice all’ ANSA il regista canadese Robert Carsen – perché è un messaggio importante; il pubblico oggi chiede se l’ opera abbia ancora valore e prospettive per il futuro. Vedere rappresentata un’opera come questa, vuol dire ribadire l’impatto intellettuale e emozionale che l’opera moderna può ancora avere e la sua importanza”. La composizione in due atti di Battistelli ”è un modo moderno di raccontare il teatro di Shakespeare – osserva Carsen – Il testo è al 90% shakespeariano ma come sappiamo l’ autore è considerato estremamente contemporaneo, soprattutto per la sua conoscenza dei temi politici. Giulio Cesare è il più politico dei suoi lavori perché analizza il funzionamento e i guasti del sistema politico. Il testo si apre dunque a diverse interpretazioni in base al momento in cui viene rappresentato, influenzato dal clima politico, dal l momento storico in cui il visitatore lo guarda”. ”L’ opera è rappresentata in abiti moderni perché la musica di Giorgio Battistelli è una musica moderna, di oggi -rimarca il regista-. Vediamo il Senato di Roma così com’è. Si tratta di senatori romani perché di questo parla il testo, ma è una trama che potrebbe accadere ovunque nel mondo, nel senso che la politica prevede dappertutto gli stessi meccanismi. E’ molto importante per me che questo allestimento possa riflettere la attuale situazione politica mondiale, attraverso la storia dell’assassinio di Giulio Cesare e del caos che ne scaturì, che portò alla fine della Repubblica. Tutti i leader politici che seguiranno, nella storia di Shakespeare, saranno tiranni e dittatori. L’ autore non dice che ogni leader è un dittatore, ma che è una minaccia costante l’ abuso di potere”. L’ ambiguità sta nella difficoltà di distinguere i buoni dai cattivi, ”ognuno è arrovellato nei propri dubbi, come i politici di oggi. Il confine tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto, è sempre poco chiaro”. E’ una condizione che riguarda il mondo intero, sottolinea il regista di Toronto, ”ma in questo caso la storia è scritta in inglese e ambientata a Roma. Metterla in scena a Roma in questo momento storico la rende ancora più significativa”. ”Non è possibile fare due passi a Roma senza vedere ovunque SPQR – spiega – e io ho voluto metterla in scena per dare l’idea di cosa ogni senatore o cittadino a Roma poteva vedere e sentire. Allo stesso modo volevo che gli attori e i cantanti che recitano nel ruolo dei senatori potessero provare la stessa cosa e la stessa sensazione. È molto interessante che questa scritta, che celebra l’importanza del sistema democratico, è vista nel racconto anche come qualcosa di terribilmente sbagliato, e questo paradosso volevo che fosse molto chiaro nell’allestimento, perché mi è sembrato un passaggio molto importante per Battistelli e Burton”. Julius Caesar è la terza produzione che vede i tre lavorare insieme. La prima nel 205 fu con Riccardo III, poi c’è stata La Scala a Milano, per l’Expo 2015 con CO2, un’esplorazione della difficoltà e dei pericoli creati dall’ uomo all’ambiente. ”E’ molto interessante per me – dice Carsen – lavorare con compositori moderni diversi, per capire quali sono i temi da cui sono attratti. Di Giorgio Battistelli ho cercato di scoprire i risvolti politici e sociologici delle sue opere per capire come metterli in scena”. Giorgio Battistelli, Leone d’ Oro alla carriera 2022, definisce Julius Caesar ”un lavoro psicologico, più che sulla violenza. Non è un’opera di violenza ma amletica, di dubbio. È una scrittura densa, cupa. Sul piano drammaturgico e musicale, ci sono parti dove il canto fuori scena si incastra nell’orchestra, ibridazioni tra suono dell’orchestra e suono umano”. Per il maestro Daniele Gatti ”è un privilegio poter tenere a battesimo una nuova opera su un soggetto così alto e importante, creata da uno dei maggiori compositori di oggi, Giorgio Battistelli, per di più come congedo dal mio teatro, dopo tre anni meravigliosi” Il cast vocale, ad eccezione di Ruxandra Donose che interpreta Calpurnia, unico ruolo femminile, include Clive Bayley (Julius Caesar), Elliot Madore (Brutus), Julian Hubbard (Cassius), Dominic Sedgwick (Antony), Michael Scott (Casca), Hugo Hymas (Lucius). È la prima volta, in tempi recenti, che il Costanzi inaugura la sua stagione con un’opera di musica contemporanea. L’unico precedente risale al 1901 con l’apertura affidata a Le maschere di Pietro Mascagni. 


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