• Caso Richetti. Ecco che cosa fa scandalo

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    Repubblica le dedica una pagina intera (d’altra parte è lo stesso giornale che ha trasformato Patrizia D’Addario in un’eroina), Domani addirittura due, avendone sedici a disposizione in tutto. Il tenore delle risposte della signora Lodovica Rogati, che parla di continuo di sé in terza persona, è: «Lo dirò, non adesso…», «La verità è veramente molto grave…», «Se racconto cosa ci siamo detti a cena saltano le elezioni…», «Perché poi arriva Lodovica, si sveglia una mattina, fa recuperare tutto quello che ha (registrato sul telefonino, ndr) e poi sono caz…», «Ora, se la Rogati non sa nulla dell’articolo di Fanpage…». Cioè, di fatto, non dice assolutamente niente. Ma in mezzo al niente fa galleggiare nomi (oltre a quello del senatore Matteo Richetti anche quello dell’onorevole Giorgio Mulè). Fortuna che tra tre giorni si vota e il caravanserraglio finisce qui. Prima le ombre russe sui partiti italiani, poi i presunti sexgate (che poi chi se ne frega di chi messaggia chi e come e quando, davvero è una cosa che sposta voti?). Secondo Richetti (e i suoi legali) la signora Rogati è la donna che, su Fanpage, lo ha accusato di essere un molestatore sessuale, lei smentisce categoricamente e sbuffa scocciata «ora dovrò fare un altro comunicato sui miei social». Ma intanto sostiene di essere a conoscenza di cose, di avere registrazioni di conversazioni, fatti, situazioni che manderebbero a gambe all’aria le elezioni e la politica tutta. E quindi, su una serie di non risposte, la Repubblica monta una pagina, Domani due. L’unica cosa chiara nei fiumi di inchiostro dadaista è che la Rogati, che di mestiere fa un non mestiere (attrice ma non si sa dove e di cosa, e presidente di un’associazione contro la violenza sulle donne che si chiama «Io non ci sto»), tempo fa ha preso quattro anni in appello (poi tutto è finito in prescrizione) per calunnia e stalking. Aveva accusato il suo ex e un amico di violenza sessuale pur sapendoli innocenti.

    Solo in periodo elettorale, una signora potrebbe ottenere tre pagine (con quel che costa la carta oggi poi) per mandare messaggi confusi e simil minacce a qualcuno per qualcosa. Tre pagine per dire «se parlassi» senza parlare, per replicare ai cronisti con domande e senza concedere risposte. Tanto, come dice lei stessa o come lei stessa fa dire «alla Rogati» o «a Lodovica», «La gente legge solo i titoli».


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