Cattelan, mi diverto, rifare Eurovision? perché no

Mag 12, 2022

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    La parlantina veloce, l’aria scanzonata e quel fare da eterno fanciullo. Alessandro Cattelan sembra tranquillo e rilassato (anche in virtù dell’ottimo risultato in termini di spettatori ottenuto nella prima uscita) dopo l’ultima prova poco prima della seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest, che lo vede alla conduzione insieme a Mika e Laura Pausini. “Mi sto divertendo, pensavo sarebbe stato più stressante e invece è meglio di come mi immaginassi – racconta lo showman che a Torino gioca in casa, essendo lui piemontese di Tortona -. Con Laura e Mika la stiamo vivendo bene, facciamo gruppo, condividiamo le paure, ci facciamo coraggio. Perché anche se siamo tutti abituati a palchi di un certo tipo, 200 milioni di persone che ti guardano fanno sempre effetto…”. Altro che litigi e scaramucce tra loro. “Boh, se inventano ‘ste cazzate su di me e Pausini, chissà sulle cose serie. Mi chiedo perché abbiano messo in giro certe voci e poi tutto sommato mi rispondo: chissenefrega”. E i numeri comunque danno ragione a loro. “Ma non è la prima cosa alla quale penso la mattina, anche quando le cose non vanno bene”. Nel suo intervento nella seconda serata ha voluto ironizzare a modo suo sulla capacità degli italiani di organizzare grandi eventi. “Ci portiamo dietro la nomea di persone che non fanno del rigore il loro faro, che un po’ è anche vero, ma poi dimostriamo che le cose riusciamo a farle funzionare. In fondo, l’autoironia è il punto di partenza per poi scherzare su tutto il resto”. All’Eurovision, show tutto puntato sulla musica, però non c’è molto spazio per chi presenta. “Ed è giusto così – ,spiega Cattelan -. Il focus non sei tu ma i cantanti, sei un agevolatore. Non è il mio programma, né di Mika o di Laura. Anche X Factor non l’ho mai sentito mio. Mi piacciono i programmi ritmati, che durano il tempo che devono durare”. Ed è inutile provare a chiedergli se un ipotetico suo Sanremo andrebbe in questa direzione. “Ogni volta che dico quella parola succede un putiferio”. E allora si torna a parlare di Eurovision con la sua lunga lista di preferiti, che oltre a Italia e San Marino, conta Portogallo, Spagna, Inghilerra, Grecia, Olanda, Moldavia. E Ucraina, il Paese che i bookmakers danno vincente, anche per l’impatto emotivo che ha la loro presenza a Torino in questo momento. “L’Eurovision è un programma apolitico, ma con valori molto chiari come rispetto, condivisione, comunione, e quindi inevitabilmente diventa politico. In questo momento i ragazzi ucraini godono di un’empatia particolare di cui loro, credo, avrebbero fatto volentieri a meno. Giusta o sbagliata una loro vittoria? Siamo nella sfera dell’emotività ed ognuno pensa e dà quello che gli viene. I detrattori? Ormai è diventato un lavoro essere detrattore”. Se invece a vincere fosse l’Italia, toccherebbe di nuovo al nostro Paese organizzare l’evento. “Be’, io mi sto trovando bene, se fosse lo rifarei”. Intanto però gli impegni sono tanti, tra tv, libri e uno spettacolo teatrale al via in autunno. “Non l’ho mai fatto e mi incuriosiva molto. Sarà uno spettacolo spero comico, in maniera volontaria e non involontaria”. Questo significa pausa dalla tv? “Mmm… Non credo. E se non è autunno, sarà inizio anno. Qualcosa bolle in pentola”.


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