Cercando vita e poesia tra le tombe dei poeti

(di Marzia Apice) (ANSA) – ROMA, 18 OTT – AA.VV., QUI GIACE UN POETA. 60 VISITE A TOMBE D’ARTISTA (Jimenez Edizioni, pp.336, 20 euro).
    C’è chi vuole portare il proprio doveroso tributo in segno di riconoscenza, chi mantiene lo spirito avventuroso e “di scoperta” tipico del viaggio, chi ancora (e forse sono i più numerosi) desidera raccontare qualcosa di sé o comunque aprire un “canale” di comunicazione con un “maestro” che abita ormai l’aldilà, per tutti però l’incontro con l’ultima dimora dell’autore così visceralmente amato costituisce un bisogno, la rappresentazione “fisica” di un atto d’amore e, spesso, anche di fede. È un pellegrinaggio letterario nella morte che però parla molto di vita e di passione poetica il libro “Qui giace un poeta. 60 visite a tombe d’artista”, in uscita il 29 ottobre per Jimenez Edizioni. Il libro, un “esperimento” a metà tra la guida di viaggio e la raccolta di racconti, riunisce oltre 50 autori italiani e stranieri – tra scrittori, artisti, editori, giornalisti, librai e blogger – accomunati dalla passione per i viaggi sulle tombe di poeti e romanzieri.
    I luoghi del libro sono i più diversi: ci sono tombe sperdute in cimiteri di campagna e altre al centro delle città, lapidi di fronte al mare o a ridosso di un bosco, alcune discrete e altre più sfarzose. E mentre si viaggia, nomi noti e meno noti, alcuni celeberrimi, si rincorrono tra le pagine: Massimiliano Governi va sulla tomba di Sandro Onofri, Daniele Mencarelli su quella di Camillo Sbarbaro, Barry Gifford cammina tra i cimiteri di Parigi e Venezia, Matteo Trevisani scrive in ricordo di Giordano Bruno, Giovanni Dozzini va in cerca di Elio Vittorini, Tyler Keevil vaga tra le brughiere gallesi con Dylan Thomas, Nicola Manuppelli si mette sulle tracce di William Butler Yeats, Robert Forster, Liborio Conca e Giorgio Ghiotti si recano al cimitero acattolico di Roma a rendere omaggio a John Keats, Antonio Gramsci e Andrea Camilleri. Anche se può sembrare strano, dal momento che si parla di atmosfere funeree, di perdita definitiva, di cimiteri e lapidi, tuttavia il volume è davvero un racconto poetico e nostalgico permeato dalla vita, non dalla morte, perché troppo profonda, attuale, ancora necessaria è l’eredità lasciata dagli autori, considerati come maestri, guide, bussole nel caos della vita quotidiana.
    Diviso in tre parti (la prima è dedicata alle tombe di poeti e scrittori; la seconda svela la fine, post mortem, di alcune celebri coppie della letteratura; infine la terza, in cui alcuni autori raccontano le tombe di personaggi che possono definirsi poetici, come Ayrton Senna e De Andrè), di certo il libro colpisce il lettore con la sua originalità. Con il suo prepotente desiderio di vita e di bellezza, “Qui giace un poeta” ha la capacità di comporre – sfruttando l’eterogeneità di stili, toni e sguardi – un variegato mosaico di pellegrinaggi letterari, mettendo al centro letture, emozioni, ricordi, aneddoti e riflessioni scaturiti dall’incontro con gli autori prediletti, ma anche le storie suggestive delle lapidi e dei cimiteri. (ANSA).
   


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