Charlotte Gainsbourg e l’amore per mamma Jane Birkin

Giu 12, 2022

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    (ANSA) – ROMA, 12 GIU – E’ stato il suo film di esordio alla
    regia e non a caso: Jane by Charlotte, il film che Charlotte
    Gainsbourg ha dedicato alla madre Jane Birkin, è stato un modo
    per dire a questa artista, mito ingombrante, musa non solo per
    suo padre Serge ma anche per tanti altri, quanto bene le
    volesse. Così l’opera, in sala dal 16 giugno con I Wanted dopo
    essere stata presentata a Cannes 2021 e in altri festival tra
    cui il Tff di Torino, è un segno tangibile di questo amore,
    anche un po’ liberatorio.
        Nel film, Charlotte, la figlia del provocatorio,
    trasgressivo autore ebreo francese Serge Gainsbourg di origine
    ucraina, chiede alla madre di raccontare come erano quegli anni,
    quelli di una coppia sotto i riflettori, discussa, famosissima.
        “Non ho mai dormito una notte senza sonniferi”, racconta Birkin
    che vuole sapere tutto su sua madre. “Questo film – racconta – è
    un documentario, certo, ma soprattutto una lunga avventura
    emozionante, quasi un pretesto per godere di lei e allo stesso
    tempo la fine di qualcosa, come un punto e a capo. Più la guardo
    e più la amo”, confessa. Una vita, quella di Jane musa di Serge,
    che dai tempi di Je t’aime… moi non plus, è stata un
    susseguirsi di tournee, successi, dipendenze da farmaci e
    alcool. Lo chansonnier dalle gitanes sempre accese appare in un
    filmino amatoriale a metà del film, come fosse stato un fantasma
    fino a quel momento: lo si vede giocare con Charlotte piccola.
        Poi il colpo di scena: mamma Jane accompagna la figlia a
    visitare l’appartamento di Serge, 30 anni dopo la sua morte (2
    marzo 1991). Dentro, buio e polvere, un museo con strumenti
    musicali, libri, dischi, premi tantissimi, una cucina con cibo
    persino esploso dopo tutto questo tempo, il bagno dove Jane
    riconosce e quasi accarezza i suoi profumi di allora.
        “Inizialmente – spiega – volevo fare un ritratto di mia
    madre in Giappone e uno più parigino e in Bretagna, legati alle
    mie sorelle, e uno a New York, più legato a me. Ma col Covid era
    impossibile, quindi ho ristretto i luoghi e alla fine ho capito
    che quello che facevo era un tete-a-tete con mia madre, non un
    ritratto di famiglia, e ho cercato di metterla in situazioni e
    luoghi che riflettessero le domande che volevo farle”. (ANSA).
       


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