Chi ha sbagliato paghi. Ma giù le mani dagli alpini

Mag 10, 2022

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    Dopo la festa nazionale degli Alpini a Rimini, una bufera si è abbattuta sulle penne nere a causa di numerose segnalazioni di presunte molestie avvenute nei confronti di donne e ragazze durante l’evento. Al momento non risultano denunce alle autorità (anche se l’associazione “Non una di meno” ha annunciato che saranno imminenti), ma sono emersi vari episodi in cui i partecipanti all’evento sono finiti sotto accusa.

    Se confermati, si tratterebbe di episodi doppiamente gravi sia per il gesto sia perché compiuti da chi dovrebbe rappresentare un simbolo, quello degli alpini, che incarna ben altri valori. Non ci sono perciò dubbi che, se verranno appurati reati, chi li ha compiuti debba risponderne sia di fronte alla legge sia per il discredito gettato sull’intero corpo.

    Colpisce però la campagna mediatica in corso contro tutti gli alpini. Comportamenti sbagliati dei singoli (è bene sottolineare come fossero presenti anche persone che nulla hanno a che fare con le penne nere durante l’evento), non possono consentire che venga gettato discredito su tutti. D’altro canto anche il ministro della difesa Lorenzo Guerini ha affermato che “è sbagliato fare generalizzazioni”, aggiungendo che “allo stesso tempo non ci deve essere nessuna tolleranza: le molestie e le violenze non devono mai e in nessun caso trovare alcuna giustificazione e vanno condannate senza esitazioni“. L’associazione nazionale Alpini si è detta “addolorata per tutto il clamore suscitato da queste segnalazioni” aggiungendo che se i fatti venissero accertati ci sarebbero “provvedimenti in caso di denunce”.

    Non mancano le reazioni politiche ma c’è anche chi, come il giornalista Paolo Berizzi, si lascia andare in generalizzazioni e analisi sulla cultura patriarcale: “No, non è colpa dell’alcol“, sostiene, “Gli alpini che a Rimini hanno molestato e insultato bariste e cameriere sono sbronzi di una fetida cultura patriarcale che considera la donna una preda e che ha il suo detonatore nel branco, un branco di vigliacchi con la penna senza onore“. Si spinge addirittura oltre Gabriele Romagnoli che dalle colonne de la Stampa scrive: “Il detonatore non è mettere insieme 400 mila alpini ma 400 mila maschi“.

    Ma il tentativo di gettare discredito sull’intero corpo non può che essere respinte al mittente. Al contrario, una posizione particolarmente lucida è espressa dalla Conferenza delle donne del Pd di Rimini che ha dichiarato: “Intendiamo dissociarci da toni accusatori, tesi a incrementare un clima di polemica generalista e qualunquista, che getta un inaccettabile discredito verso un Corpo dal valore riconosciuto e indiscusso del nostro Esercito. La cospicua presenza di Forze dell’Ordine a presidiare un evento così partecipato, era a garanzia della tempestiva segnalazione, repressione e denuncia di eventuali episodi a connotazione antigiuridica“.

    E le donne dem aggiungono che “la responsabilità penale è individuale ed è imprescindibile che le vittime di eventuali violenze provvedano a esporre querela verso fatti che le abbiano viste coinvolte“. “Gli strumenti posti a tutela di chi subisce comportamenti illeciti, sono ben noti a tutte e tutti noi e non dovrebbero cedere il passo a mezzi diversi“, spiegano, “Il social ha innumerevoli pregi ma è troppo spesso veicolo di informazioni approssimative e fuorvianti. Rivolgersi all’Autorità é l’unico strumento valido, vero ed efficace per ognuno di noi e, per noi, è un dovere civico, oltre che un diritto“.

    Un conto è denunciare una molestia alle autorità, un altro utilizzare episodi da accertare per gettare discredito su un corpo centenario da sempre al servizio della Patria e in prima linea per aiutare gli italiani nei momenti in difficoltà come avvenuto durante il Covid.


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