Choc Anm, lasciano in cinque contro il presidente

Dic 18, 2020

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    Non c’è pace per l’Anm, l’Associazione Nazionale Magistrati: cinque magistrati si dimettono dopo la lettera del neopresidente, Giuseppe Santalucia al Corriere della Sera con la quale apre all’ipotesi di far gestire i Tribunali dai manager. Con un’altra lettera, che contiene critiche feroci, si sono dimessi dall’Anm Paolo Itri, Dario Raffone, Federica Colucci, Giuseppe Sassone, Michele Caccese: tutti magistrati di punta. Raffone è il presidente della terza sezione del Tribunale Civile di Napoli, Paolo Itri, pubblico ministero di primo piano dell’Antimafia, Giuseppe Sassone, ex componente della giunta distrettuale Anm. Una scossa per l’associazione dei magistrati che prova a riprendere il cammino dopo il caso Palamara. Due settimane fa l’elezione del nuovo vertice: Giuseppe Santalucia. Ma è già caos. La faida non si ferma. Tutto nasce da un intervento sui problemi della giustizia del professore Giavazzi sul Corriere della Sera. All’analisi replica il capo dell’Anm Santalucia dicendosi favorevole a una gestione aziendale dei tribunali. Ma il punto di rottura è la richiesta di più fondi per far lavorare di più i magistrati. Le toghe napoletane si ribellano, dimettendosi. In una lettera infuocata, che accompagna l’addio, c’è una critica pesante rispetto al nuovo corso. Nella lunga missiva i dimissionari contestano al vertice dell’Anm di «non aver detto una parola sul fatto che esistono settori della convivenza civile che non possono rispondere alla logica della valorizzazione del capitale, non una parola sul contenuto arrogante ed offensivo di tali affermazioni per tanti magistrati che ogni giorno sacrificano tanto di sé per fare il proprio dovere». E poi l’affondo contro l’associazione che sembra aver smarrito la sua funzione principale: «Ormai irrimediabilmente acclarato, è che questa Anm (alla cui recenti elezioni non ha partecipato il 30°% dei magistrati) è irrimediabilmente immersa in scenari ed ideologie di tipo giavazziano, senza alcuna capacità di critica e di autonoma elaborazione. E ciò non solo sull’efficienza come strumento di giustizia, e non già come valore in sé, ma, più che altro, per l’incapacità di andare oltre il bla bla sulla questione delle correnti, sul caso Palmara e sulla moralizzazione del fenomeno dei fuori ruolo». In cinque si sono dimessi ieri. Altri 20 potrebbero farlo nelle prossime ore.



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