“Ci sono frizioni”. Giallo sulla nota anti-Di Maio

Giu 20, 2022

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    Il Movimento 5 Stelle è una polveriera. Ne sono una dimostrazione non solo i vari litigi a distanza, ma anche il giallo che sta avvolgendo la nota che dovrebbe condannare le ultime uscite di Luigi Di Maio. Nella serata di ieri si è riunito il Consiglio nazionale del M5S per discutere delle parole utilizzate dal ministro degli Esteri, che di recente ha attaccato frontalmente l’atteggiamento dei grillini e l’operato di Giuseppe Conte. Tuttavia a circa 12 ore dall’inizio del vertice non è ancora stato diramato un esito ufficiale.

    Il giallo sulla nota

    Ci sono infatti pesanti frizioni per quanto riguarda il tenore delle accuse da muovere nei confronti di Di Maio, oltre che una serie di esitazioni da parte di alcuni componenti in proposito. L’intenzione era quella di riaggiornarsi questa mattina per dare l’ok a un testo che formalizzasse le decisioni assunte dall’organismo, ma allo stato attuale non c’è ombra di nulla. Giuseppe Conte si sarebbe limitato a esprimere “forte rammarico” per le esternazioni del ministro, il che però non è stato ancora messo nero su bianco.

    Sul testo si sono scatenate divisioni che, nei fatti, stanno facendo slittare la pubblicazione della nota. Stando a quanto appreso e riferito dall’Adnkronos, dubbi su alcuni passaggi più delicati sarebbero stati espressi dal capogruppo alla Camera Davide Crippa, dall’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dall’ex sindaco di Torino Chiara Appendino. Per questo motivo i tempi si sarebbero allungati.

    Nella nota non dovrebbe essere prevista né menzionata alcuna espulsione nei confronti di Luigi Di Maio. Ci sarebbe però un passaggio ritenuto fortemente critico, in cui si punterebbe il dito verso il ministro degli Esteri per essersi posto fuori dal M5S o per aver segnato una profonda distanza in seguito alle ormai note dichiarazioni di fuoco.

    Il rischio emorragia

    Non c’è solo questo. A pesare sulle sorti del Movimento 5 Stelle sono anche le conseguenze sui gruppi parlamentari. Da diversi fronti è arrivata la richiesta di seppellire l’ascia di guerra ed evitare una diatriba interna. Preoccupano infatti gli sviluppi di quello che potrebbe diventare un braccio di ferro tra “dimaiani” e “contiani”, una lotta intestina contraddistinta da una comunicazione aggressiva e attacchi personali.

    L’ombra di “un Armageddon” c’è. Sono diffusi i dubbi non tanto per l’uscita dei fedelissimi di Luigi Di Maio, ma per il fatto che possano accordarsi anche coloro che non sono ancora in regola nell’ambito delle restituzioni. Le fazioni sono due: da una parte chi spinge per divorziare dal ministro degli Esteri; dall’altra chi vorrebbe una linea dura che metta però Di Maio nelle condizioni di lasciare il Movimento 5 Stelle anziché cacciarlo. Il M5S riesce a impantanarsi anche sulla nota anti-Di Maio.


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