Cingolani fulmina gli italiani. “Bollette più care del 40%”

Set 14, 2021

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    Più 40% per un impatto medio a famiglia di 247 euro l’anno. È di nuovo caro-bollette e a dare l’annuncio della stangata in arrivo il primo di ottobre è stato ufficialmente ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani.

    Dopo il +20% della scorsa primavera, dunque, gli italiani devono prepararsi a nuovi sacrifici (salvo interventi tampone dell’ultima ora). Cingolani, nel corso di un convegno a Genova, ha spiegato l’origine del problema, ovvero il boom dei prezzi delle materie prime, in particolare il gas naturale. Ma ha anche chiamato in causa la transizione energetica auspicando una riforma a trecento sessanta gradi del sistema. Questo perché un’altra causa del rialzo record delle bollette è, invece, legato ai cosiddetti permessi per inquinare, che si pagano in base alla quantità di CO2 emessa. Sono certificati che i produttori di energia sono costretti a comprare per compensare le emissioni, ma il cui prezzo aumenta costantemente in nome della decarbonizzazione e viene poi scaricato in bolletta.

    «Nessuno mette in discussione che la transizione ecologica vada fatta il prima possibile, senza indugi e con sacrifici enormi. Ci credo eccome alla transizione ecologica, ma non può essere fatta a spese delle categorie vulnerabili. Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle» ha detto Cingolani.

    «Un aumento di tale portata, se fosse davvero confermato, sarebbe letale per famiglie e imprese. Per una famiglia tipo sarebbe equivalente a 247 euro su base annua», spiega Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori chiedendo un intervento di governo e Parlamento. «Un rincaro così astronomico sarebbe un serio freno alla ripresa economica, governo e Parlamento devono comunque porre subito rimedio, decidendo di destinare i proventi delle aste di mercato dei permessi di emissione di CO2 all’abbassamento delle bollette, eliminando gli oneri di sistema oramai superati, come quelli per la messa in sicurezza del nucleare o le agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario, spostando sulla fiscalità generale gli altri, come gli incentivi alle fonti rinnovabili, che ora invece finiscono in fattura».

    Ipotesi a cui si starebbe lavorando con una sorta di decreto tampone anche se Cingolani ha auspicato un intervento che sia «di tipo strutturale, anche a livello fiscale».

    Le ipotesi più accreditate riguardano, al momento, la possibilità che nel Dl Concorrenza si decida per uno spostamento degli oneri generali di sistema, che valgono quasi 15 miliardi all’anno, sulla fiscalità generale. Una voce che comprende un mare magnum: bonus elettrico, copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo, incentivi alle rinnovabili, costi per lo smantellamento delle centrali nucleari, agevolazioni tariffarie per il sistema ferroviario.

    D’altra parte la questione sta rapidamente precipitando. In Italia, i prezzi del metano e della corrente sul mercato tutelato sono fissati ogni trimestre da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Nel terzo trimestre del 2021, che è iniziato il primo luglio, il costo dell’elettricità era aumentato del 9,9%, e quello del gas del 15,3%. Ma la bolletta elettrica sarebbe salita addirittura del 20%, se il governo non fosse intervenuto per calmierarla. Ora, per il quarto trimestre, l’Arera deve di nuovo aggiornare le tariffe. Solo che i prezzi sono saliti ancora dal primo luglio. Al di là degli interventi sulla bolletta, due settimane fa, sempre il ministro Cingolani aveva rilanciato la necessità di guardare anche al nuovo nucleare e proseguire nella ricerca legata alla fusione come strada alternativa per la decarbonizzazione. Ma dai grillini era arrivato il «no».


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