• Come si vota: tutto quello che c’è da sapere

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    Per la prima volta gli italiani saranno chiamati a votare un numero più piccolo di parlamentari rispetto a quanto fu deciso dai Costituenti. Questo per effetto della riforma della Costituzione, che ha ridotto a 122 il numero dei senatori e a 245 quello dei deputati. Va da sé che, a causa del ridotto numero di seggi da assegnare, sono stati ridisegnati i collegi elettorali, sia quelli uninominali (dove vince chi è più eletto), sia quelli plurinominali (quelli in cui i seggi si assegnano in base alla percentuiale presa da ciascun partito. Prima di tutto ricordiamo che si vota in un solo giorno, domenica 25 settembre, dalle ore 7 alle ore 23.

    La legge elettorale

    Partiamo dalla base, la legge elettorale. Quella con cui votiamo è il cosiddetto Rosatellum, che prende il nome del suo relatore in Parlamento, Ettore Rosato. Entrata in vigore il 3 novembre 2017, ha sostituito l’Italicum (del 2015) e la legge Calderoli (il famigerato Porcellum, del 2005), ambedue giudicate in parte non costituzionali dalla Consulta. Sostanzialmente il Rosatellum introduce un sistema misto, che prevede l’elezione del 37% dei seggi con il metodo maggioritario, il 61% tramite il sistema proporzionale, e il restante 2% è destinato ai parlamentari eletti all’estero, assegnati col sistema proporzionale sulla base di 4 circoscrizioni estere e il voto di preferenza (vale solo per l’estero).

    Il sistema elettorale prevede (e per certi versi promuove) l’esistenza di coalizioni, per le quali è stabilita una soglia di sbarramento del 10%. Per chi si presenta da solo, invece, la soglia scende al 3%. Ai fini del calcolo della cifra elettorale di coalizione (necessaria per stabilire se si è superato o meno il 10%) bisogna ricordare che non concorrono i voti presi dalle liste collegate che non abbiano conseguito almeno l’1% dei voti a livello nazionale, oppure, solo per quanto riguarda il Senato, il 20% a livello regionale, oppure ancora, ma solo per le liste di minoranze linguistiche riconosciute nelle regioni a statuto speciale, il 20% a livello regionale o l’elezione di due candidati nei collegi uninominali. Le liste di coalizione che non raggiunga il 10% saranno tuttavia ammesse al riparto dei seggi nel caso in cui abbiano superato almeno una delle altre soglie previste dalla legge.

    All’interno di una coalizione le liste che ottengono tra l’1 e il 3% riversano i loro voti, proporzionalmente, alle altre liste alleate che abbiano superato il 3%. I voti ottenuti dalle liste che rimangono sotto l’1%, invece, vanno persi.

    L’Italia è suddivisa in 20 circoscrizioni elettorali per il Senato (pari al numero delle regioni) e 28 circoscrizioni per la Camera. Quattro, come dicevamo sopra, le circoscrizione estere (Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide).

    Come si vota sulla scheda

    La scheda elettorale, unica per il maggioritario e il proporzionale, a livello grafico ricorda quella per i Comuni sopra i 15mila abitanti. L’elettore può votare in 3 modi:
    1) facendo un segno sul simbolo di una lista: così facendo il voto va alla lista, per la parte proporzionale, e al candidato ad essa collegato nel collegio uninominale;
    2) facendo un segno sul simbolo di una lista e sul nome del candidato del collegio uninominale da essa sostenuto: il risultato è uguale in pratica a quello descritto sopra;
    3) facendo un segno soltanto sul nome del candidato in corsa nel collegio uninominale (non indicando la lista). Così facendo il voto va al candidato nel collegio e si estende, automaticamente, alla lista che lo sostiene. Se però il candidato è collegato a più liste (come avviene solitamente nelle coalizioni), in tal caso il voto viene diviso proporzionalmente tra le varie liste, in base ai consensi che ciascuna di essa avrà in quel collegio.

    Fate bene attenzione: non è ammesso il voto disgiunto. In altre parole, non potete votare per un candidato di un collegio e per una lista che non sia a lui collegata. Così facendo il voto sarà annullato. Non sono previste, inoltre, le preferenze. Gli elettori non devono scrivere alcun nome. I candidati sono quelli già indicati dai partiti (o dalle coalizioni), nell’ordine da loro scelto.

    La ripartizione dei seggi

    I seggi eletti con il sistema proporzionale (245 alla Camera e 122 al Senato) vengono assegnati tenendo conto del metodo del quoziente naturale e dei più alti resti. Come si calcola il quoziente elettorale? Si divide il totale dei voti espressi per le liste o i voti trasferiti dai candidati nei collegi uninominali alle liste collegate, per il numero dei seggi da assegnare (il calcolo viene fatto a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato). Subito dopo si divide la cifra elettorale di ciascuna coalizione o singola lista non collegata per il quoziente elettorale. Il risultato che si ottiene (il numero intero, vanno esclusi i decimali) indica il numero di seggi da assegnare alla coalizione o alla singola lista. Per quanto riguarda i seggi che restano da assegnare si tiee conto dei maggiori resti di cui dispongono le coalizioni o le liste (in base all’ordine decrescente dei medesimi). Qualora i seggi da assegnare siano maggiori ai nominativi inclusi nella lista, si terrà conto dei candidati presentati in altre circoscrizioni plurinominali, poi verranno presi in considerazione i migliori perdenti nel collegio uninominale di riferimento o della circoscrizione stessa.

    Le pluricandidature

    Questa legge elettorale prevede che un candidato possa presentarsi in un solo collegio uninominale ma, al contempo, fino a cinque collegi proporzionali. Chi risulta eletto in più di un collegio ovviamente deve scegliere quello che desidera rappresentare e, subito dopo, scattano i meccanismi del subentro. Pensato per aiutare i partiti minori, che possono essere in difficoltà nel trovare candidati da presentare in tutti i collegi a livello nazionale, il meccanismo produce, come effetto, lo scollegamento tra l’elettore e l’eletto. Un candidato bocciato in un collegio uninominale, infatti, può ritrovarsi in Parlamento grazie ai voti di un altro collegio (proporzionale). Così come è possibile che gli elettori scelgano di premiare un determinato candidato, eleggendolo, ma questi, essendo eletto anche altrove, decida di rappresentare un altro territorio. In base alla legge il candidato che si presenta in diverse liste proporzionali, e viene eletto in più di un collegio, va a rappresentare quello dove ha ottenuto la percentuale più bassa.


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