Comunali, Exit Opinio-Rai: Bucci avanti a Genova, Biondi a L’Aquila. A Palermo Lagalla oltre 40%, verso elezione

Giu 12, 2022

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    Hanno chiuso alle ore 23 i seggi per i 5 quesiti referendari e per il rinnovo degli organi elettivi in 971 comuni. Il presidente del seggio ammette a votare gli elettori che alle 23 si trovano ancora nei locali del seggio; quindi dichiara chiusa la votazione. Subito dopo la chiusura, iniziano in tutte le sezioni le operazioni di riscontro, ovvero l’accertamento del numero di coloro che hanno votato e il conteggio del numero delle schede rimaste nella cassetta, per accertare che il loro numero corrisponda con quello degli elettori della sezione che non hanno votato. Compiute le operazioni di riscontro, appena chiusi i seggi inizia lo scrutinio per i referendum abrogativi; quello per la tornata amministrativa inizierà alle ore 14 di domani, lunedì 13 giugno.

    PALERMO
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali di Palermo il candidato ROBERTO LAGALLA (centrodestra) raggiunge una forchetta del 43-47%. In base alla legge regionale sarebbe nominato sindaco di Palermo. Al secondo posto FRANCO MICELI (centrosinistra) con il 27-31%
    GENOVA
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali di Genova il candidato Marco Bucci (centro-destra) raggiunge una forchetta del 51-55%, seguito da Ariel Dello Strologo (centrosinistra) con il 36-40%
    CATANZARO
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali di Catanzaro il candidato Valerio Donato (Fi-Lega) raggiunge una forchetta del 40-44%, seguito da Nicola Fiorita (Pd-M56) con il 31-35%
    PARMA
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali di Parma il candidato Michela Guerra (centro-sinistra) raggiunge una forchetta del 40-44%, seguito da Pietro Vignali (centro-destra) con il 19-23% .
    L’AQUILA
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali dell’Aquila il candidato Pierluigi Biondi (centro-destra) raggiunge una forchetta del 49-53%, seguito a distanza da Stefania Pezzopane (centrosinistra) con il 23-27%.
    VERONA
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, alle comunali di Verona il candidato Damiano Tommasi (centro-sinistra.) raggiunge una forchetta del 37-41%, seguito da Federico Sboarina (centro-destra) con il 27-31%

    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai, ecco le indicazioni per i 5 referendum sulla giustizia, che in ogni caso per essere validi devono superare il quorum del 50%:
    – n.1 ABOLIZIONE LEGGE SEVERINO SI 52-56 NO 44-48
    – n.2 LIMITAZIONE CUSTODIA CAUTELARE SI 54-58 NO 42-46
    – n.3 SEPARAZIONE CARRIERE MAGISTRATI SI 67-71 NO 29-33
    – n.4 VALUTAZIONE SU OPERATO MAGISTRATI SI 67-71 NO 29-33
    – N.5 ABOLIZIONE RACCOLTA FIRME ELEZIONI CSM SI 66-70 NO 30-34
    In base all’Exit poll del consorzio Opinio Italia per la Rai l’affluenza per i referendum è al 19-23%

    I COMUNI – Il dato dell’affluenza alle ore 19 per il voto alle elezioni comunali per gli 818 comuni gestiti dal Viminale, è pari al 39,11%. Alle precedenti omologhe era stato del 42,52%. 

    I REFERENDUM – Alle ore 19 l’affluenza per il referendum n. 5 (Elezioni componenti togati Csm) è del 14,84%. Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno.

    “E’ gravissimo che a Palermo, senza alcun preavviso, un elevato numero di presidenti di seggio non si sia presentato per l’insediamento, ovvero abbia rinunciato all’incarico, ritardando l’avvio delle operazioni di voto. Un tale atteggiamento esprime una assoluta mancanza di rispetto per le Istituzioni e per i cittadini chiamati in questa giornata elettorale e referendaria ad esercitare un diritto costituzionale fondamentale per la vita democratica del Paese”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.


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    AFFLUENZA AI MINIMI, FLOP REFERENDUM 
    Per i referendum sulla Giustizia e sull’abolizione della legge Severino è nulla di fatto. Il dato registrato sull’affluenza delle 19, pari al 14 per cento degli aventi diritto al voto (sulla base dei dati del Viminale che riguardano 7.604 comuni su 7.903) non lascia molti spiragli sul raggiungimento del quorum richiesto (50% + 1). Sui cinque quesiti Radicali e Lega si sono battuti in una dura campagna referendaria, denunciando a più riprese il silenzio dei media. Quanto abbia contribuito la scarsa affluenza è difficile da stabilire, ma basta fare il confronto con il referendum del 7 aprile 2016 sulle trivelle, che ebbe una affluenza del 23,54% alle 19, per poi non arrivare neanche al 33% a chiusura urne, per avere un quadro di quanto accadrà con i quesiti sulla giustizia. Un quadro tanto netto da far ritenere quasi superflua la necessità di attendere i primi exit poll condotti in uscita dai seggi per rendersi conto, ben prima della chiusura delle urne, che l’obiettivo di chi intendeva introdurre una serie di cambiamenti in materia di magistratura e di amministrazione della Giustizia non è stato centrato. Un dato che, oltretutto, accomuna questo referendum alle consultazioni referendarie che si sono svolte in Italia nell’ultima decina d’anni. Ma in fondo, il flop sembrava annunciato da giorni. E temuto da tutti coloro che hanno spinto fino alla fine i 5 quesiti. Il referendum è stato inserito nel contesto di un election day, in contemporanea con le elezioni amministrative in 975 comuni, tra cui la grande Palermo, dove i problemi per la costituzione dei seggi e l’avvio delle votazioni non sono stati pochi, causa i forfait di scrutatori e presidenti di seggio.

       


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