• Con i malumori nel Pd Conte sogna di diventare il nuovo leader di centrosinistra

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    “Il 26 settembre ci sarà un cataclisma”. Il terrore di un risultato peggiore del 18% ottenuto nel 2018 si fa sempre più incombente tra i parlamentari del Pd. La campagna elettorale non procede come si pensava, la strategia del ‘voto utile’ si scontra con la crudezza degli ultimi sondaggi resi pubblici che vedono i democratici in discesa.

    Tra i militanti e i parlamentari Pd cresce la sensazione che sia stato un grave errore rinunciare all’alleanza col Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte. Se da un lato i democratici ipotizzano che una crescita del M5S possa rendere contendibili molti collegi del Sud, dall’altro lato sono sicuri che un’alleanza con i grillini avrebbe dato la certezza della vittoria in decine di collegi. Anche Conte, proprio oggi, ha calcato la mano sul fatto che il M5S viene dato come primo partito del Sud: “Questo significa, secondo gli esperti, che possiamo vincere molti uninominali e questo è un incitamento a tutti gli elettori che si sentono genuinamente democratici per consentirci di portare a casa dei risultati nei collegi uninominali che originariamente si ritenevano persi perché si era deciso che aveva vinto la Meloni e il centrodestra. Ecco invece c’è questa possibilità”.

    Più passano le settimane e più il Pd perde consensi, mentre il M5S spera di riconquistarli e ‘sogna’ che il distacco tra le due forze si riduca ulteriormente. “Conte è stato chiaro: nessun passo con questa classe dirigente, ma se noi arriviamo al 15-18% e il Pd va sotto il 20%, Letta salta e i giochi si riaprono”, spiega un deputato grillino che corre per un secondo mandato. “Molti dei nostri elettori che si fermano davanti ai banchetti a parlare con noi ci dice ‘Votiamo Pd, ma Letta non ci piace’”, rivela una candidata piddina, alimentando maggiormente le voci di un possibile cambio al vertice dopo il voto.

    In caso di vittoria del centrodestra, Enrico Letta verrà messo sul banco degli imputati ed è assai probabile che le tre opposizioni tornino a parlarsi. Difficile, almeno nell’immediato futuro, che tra il Pd, tenuto in pugno dall’ala sinistra, e i centristi guidati da Carlo Calenda la “scintilla” torni a scoccare con grande rapidità. Per il M5S, il discorso è diverso. I grillini si augurano di crescere recuperando voti tra i possibili astenuti, ma anche “tra i tanti elettori del Pd che, ora, sono orientati a votare M5S”. Secondo i pentastellati, infatti, l’avvocato di Volturara Appula ha assunto posizioni di sinistra che piacciono a una parte significativa della base del Pd.

    È presto per dire se Conte potrà tornare ad esser visto come punto di riferimento per la sinistra, ma, in caso di vittoria del centrodestra, Pd e M5S potrebbero, dall’opposizione, fare nuovamente fronte comune. O, quantomeno, questa è la speranza dei grillini che vorrebbero vedere Conte leader del centrosinistra. “Il numero di parlamentari non conta. La Meloni aveva il 4% dei seggi eppure è capo del centrodestra. Quel che conta è il trend positivo che sta vivendo Conte”, sentenzia la nostra fonte.


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