Con la crisi del petrolio a rischio la “fedeltà” Ue. Così Washington ha avvertito destre e sinistre

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Cara Europa, «non c’è alcun soccorso in arrivo». Il messaggio dei produttori di gas e petrolio «shale» statunitensi riportato in prima pagina dal Financial Times di ieri è la chiave di lettura per comprendere il monito sui finanziamenti russi indirizzato dal Segretario di Stato Antony Blinken all’Italia e ad altri alleati europei.

Il messaggio anticipa lo scenario energetico del prossimo febbraio. In quel mese, secondo Bloomberg, l’embargo Ue sul greggio russo, al via il prossimo 5 dicembre, arriverà a pieno regime determinando carenze del 20 per cento nei fabbisogni energetici del Vecchio Continente. A questo s’aggiungerà il taglio di «50 miliardi di metri cubi di gas» annunciato ieri dal vice-primo ministro russo Alexander Novak. Lo scenario non sarà facile neppure per la Russia, assediata dalle sanzioni e non ancora in grado di dirottare sui mercati cinesi il gas sottratto all’Europa. «Power Of Siberia II», la conduttura progettata su misura per il Dragone, sarà operativa, infatti, solo nel 2030.

A breve termine Washington non ha, però, alcuna possibilità di compensare i fabbisogni energetici europei. Le compagnie statunitensi produttrici di energia «shale» escludono, infatti, qualsiasi fornitura supplementare al Vecchio Continente. «Non è che gli Usa possano pompare assai di più. non ci sono soccorsi in arrivo né sul fronte del gas, né del petrolio», spiega al Financial Times Wil Van Loh, responsabile della Quantum Energy Partners, una delle più grandi aziende del mercato «shale» Usa. Ma l’impossibilità di stare al fianco degli alleati mentre su Russia ed Ucraina si pretende un ancoraggio assai rigido a delle posizioni atlantiste senza più mezze misure è anche fonte di preoccupazione.

In questa chiave va letto l’anomalo altolà lanciato alle forze politiche italiane ed europee sospettate di muoversi su una linea atlantista incerta o traballante. L’avvertimento del Dipartimento di Stato prende lo spunto, per l’Italia, da alcune analisi d’intelligence politica che liquidano come ambigue le posizioni di chi alimenta dubbi sull’efficacia delle sanzioni o invoca un negoziato con Mosca. Si tratta di analisi senza riscontri oggettivi e senza elementi in grado di provare eventuali pagamenti in rubli a saldo di quelle ambiguità. Proprio per l’assenza di riscontri oggettivi quei documenti non sono stati passati alla nostra intelligence. Sono stati però considerati sufficienti per confezionare l’ avvertimento preventivo lanciato da Blinken. Una sorta di «consiglio» per il dopo-voto con cui l’amministrazione Biden fa capire ai partiti pronti a governare l’Italia di non avere preclusioni sulla loro linea politica, ma di non esser disposta a tollerare ambiguità sul fronte della contrapposizione a Mosca. «Il caso della Polonia, governata da un esecutivo molto a destra, ma promossa da Washington a miglior alleato europeo dopo il Regno Unito, spiega meglio di qualsiasi discorso – sostiene una fonte del Giornale assai addentro ai giochi dell’intelligence politica – la posizione dell’amministrazione Biden e il suo rigore nel pretendere un allineamento pressoché totale nello scontro con Mosca». Come dire «alleato avvisato, mezzo salvato».


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