“Confisca per le navi Ong”. La linea dura del Viminale

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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi serra i ranghi della maggioranza alla vigilia dell’informativa in Parlamento sul caso dell’Ocean Viking.

All’indomani del vertice di Bruxelles tra i ministri degli Esteri, dal quale Antonio Tajani è rientrato a Roma con tante promesse e senza alcun impegno concreto dall’Ue, il titolare degli Interni punta sulla soluzione interna per controllare i porti, regolamentare le navi Ong e mettere un argine alla rotta balcanica.

Non c’è ancora una bozza di decreto. Ma un lavoro ben avviato sui punti cruciali che segneranno la futura stretta. Il ministro della Difesa Guido Crosetto avverte: «L’Italia pensa che il Mediterraneo sia un luogo da presidiare sempre meglio per l’importanza che ha da tutti i punti di vista».

Al Viminale Piantedosi incontra i capigruppo di maggioranza Tommaso Foti (Fdi), Riccardo Molinari (Lega), Alessandro Cattaneo (Fi), incassando il sostegno dei gruppi parlamentari al pacchetto di misure in fase di preparazione che riguarderanno anche eventuali modifiche alle norme anti-rave.

Il tema centrale del vertice resta l’immigrazione: un dossier che nelle ultime settimane ha scatenato una crisi politica con la Francia per il caso dell’Ocean Viking. Il punto di partenza del provvedimento si poggia su tre pilastri: sanzioni amministrative per le navi Ong, soccorsi selettivi e accordi bilaterali con i Paesi del nordafrica. Sul fronte europeo continuerà la battaglia dell’Esecutivo per ottenere, invece, un serio e concreto piano di redistribuzione degli immigrati.

Il ministro dell’Interno ribadisce la necessità che l’Italia non sia lasciata sola a gestire i flussi. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Tommaso Foti precisa: Il governo italiano ha le idee chiare: non c’ è alcuna rottura con l’Europa. Occorre cooperazione internazionale, perche’ l’Italia non puo’ essere l’hub di tutti gli immigrati del Nord Africa. Chi ha diritto entra in Italia, chi non ha diritto resta fuori”. La novità del decreto immigrazione sarà la sanzione amministrativa nei confronti delle Ong che si rifiuteranno di eseguire gli ordini delle autorità italiane. Una sanzione che consentirebbe anche la confisca delle navi, da preferirsi alle sanzioni penali che in passato non sembrano aver dato effetti. Il potere di emettere la sanzione sarà delegato ai Prefetti. La magistratura sarebbe esclusa dal nuovo pacchetto sicurezza che l’esecutivo sta predisponendo contro l’immigrazione illegale. La stretta punta su altri due interventi: l’obbligo per le navi Ong di essere attrezzate ad ospitare gli immigrati per un lungo periodo e i soccorsi selettivi. La prima misura consentirebbe alle autorità italiane di eseguire le dovute verifiche sullo status degli immigrati, prima dello sbarco, in modo da fare una distinzione tra rifugiati e migranti economici. La seconda misura affida alla Guardia Costiera la possibilità di recuperare donne, fragili e bambini. L’altro grande pilastro del pacchetto sicurezza è il ritorno degli accordi bilaterali con i Paesi del Nord Africa.

Le direttrici sono due: le intese tra l’Italia e i paesi africani per rimettere in moto il meccanismo dei rimpatri e la costruzione di campi profughi nelle zone di partenza per effettuare l’identificazione. Nel lungo termine, ma in questo caso si parla solo di intenti, l’obiettivo del governo è quello di varare un piano Marshall per l’Africa, in modo da combattere a monte il fenomeno. Un progetto di cui l’Italia si farà portavoce in Europa. Al vertice tra Piantedosi e i capigruppo di maggioranza è stato inoltre affrontato il tema dell’Ocean Viking. Il ministro ha spiegato, durante l’incontro, come non è stato obiettivo del governo cercare in alcun modo uno scontro con l’Europa e con la Francia.

Oggi alle Camere il capo del Viminale confermerà la linea portata avanti dal governo, spiegando che è stata data ai migranti l’assistenza necessaria. Durante la riunione si è parlato anche della norma anti-rave e Piantedosi ha ribadito che sarà il Parlamento a modificare e eventualmente migliorare la norma, confermando quanto aveva detto ai sindacati nel loro ultimo incontro, cioè che il decreto non vale per occupazioni fabbriche.


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