Conte: “Basta con i vaffa”. Ma i 5S restano i violenti di sempre

Set 5, 2021

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    Dopo aver cambiato la neolingua grillina, accettando di buon grado appellativi che il Movimento 5 Stelle voleva abbattere (come “onorevole”), Giuseppe Conte dice basta anche ai toni aggressivi, quelli dei Vaffa Day che hanno di fatto creato la base elettorale (e parlamentare) pentastellata.

    “Il Movimento del vaffa è stato il Movimento della prima ora, quello che doveva entrare nei palazzi, doveva sgomitare, forzare per entrarvi. Oggi quei toni veementi non hanno più ragione, possiamo argomentare le nostre ragioni e credo che dobbiamo dismettere i toni aggressivi. Anche le parole fanno male, non meno delle azioni”, dice l’ex Premier, intervenendo alla festa del Fatto quotidiano.

    Il problema è che se abbardi un cavernicolo con tight e cilindro, pur sempre un cavernicolo resterà. La svolta “presentabile” che Conte vorrebbe imprimere al Movimento non tiene conto del suo stesso peccato originale: e cioè che il M5S nasce dai toni violenti, è incarnato da persone che utilizzano toni violenti, ed è sostenuto da elettori a cui piacciono i toni violenti.

    Vedere per credere, ciò che è successo al gazebo grillino ieri a Milano, assaltato dai no-vax/no-green pass. Perché la sollevazione popolare contro il Movimento in tema di vaccini e passaporti sanitari somiglia molto a un regolamento di conti tra quanti dai grillini si aspettavano e si sono sempre aspettati posizioni oltranziste, finanche violente, contro chi sostiene la somministrazione del siero anti-Covid e non solo.

    I rappresentanti di queste categorie di persone i grillini li hanno proiettati all’interno delle istituzioni. Dal Parlamento ai Consigli Regionali. Come Sara Cunial, candidata come capolista a Vicenza dopo aver detto che “il vaccino ai bambini è un genocidio” (ora è al Misto). O Paola Taverna, che nel 2017 diceva: “C’è una sentenza che sostiene che vaccino può causare autismo”. Per non parlare di Alfonso Bonafede, già Ministro della Giustizia, quando nel 2010 sul blog di Grillo annunciava che lo studio legale da lui fondato aveva vinto una causa in cui il giudice “ha ritenuto che non si poteva escludere il vaccino come con-causa dell’autismo”.

    Ora, d’improvviso, i grillini sono tutti pro-vax. Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento, addirittura si sente libero di twittare: “Nel M5s abbiamo sempre riconosciuto l’importanza dei vaccini. Chi aveva posizioni estreme non fa più parte del Movimento”. E invece, pur con epurazioni (o addi volontari) molti sono ancora lì. Alcuni anche con ruoli di governo. Ad esempio la sottosegretaria 5 Stelle all’istruzione Barbara Floridia, pur dicendosi “favorevole al green-pass” (come da istruzioni contiane) dice che “è davvero troppo sospendere i docenti e il personale Ata e togliere lo stipendio a chi dopo cinque giorni non presenta il green-pass”.

    Il dna grillino è ben diverso da quello che immagina Conte. Volente o nolente. I Cinque stelle sono arrivati al governo facendo leva sugli istinti più bassi e beceri di una parte di popolazione italiana. E per anni li hanno rappresentati appieno. Ora, la base grillina si sente tradita e a farne spese sono i militanti che nelle piazze rischiano di di rimanere vittime della furia di chi li accusa di “tradimento”.

    L’aggressività, comunque, è tutt’altro che sparita. È sedata, semmai, dai diktat comunicativi di Conte. Ma resta congenita. Specie quando viene convogliata negli attacchi ai nemici di una vita: i giornalisti. A differenza dei Pd (con cui governano), di Berlusconi (con cui governano), di Salvini (con cui hanno governato) i pentastellati sono rimasti coerenti negli anni solo sulla percezione negativa della stampa. Ora il sottosegretario Manlio Di Stefano dice: “Giornalisti picchiati, attivisti del M5s aggrediti ai gazebo, ora persino minacce di morte a Di Maio. La degenerazione nel mondo dei No Vax e No Green Pass va fermata con azioni penali e smettendola di alimentare il populismo antiscientifico”, peccato che il populismo antiscientifico l’abbiano creato loro e che la folla contro la stampa l’abbiano aizzata loro. E continuano a farlo. Sono di poche settimane fa le invettive contro l'”informazione vergogna” da parte del deputato Leonardo Donno, per via del presunto sostegno a Draghi dei giornali a spese del “povero” Conte. Idem per chi della categoria dei giornalisti fa parte, come Dino Giarrusso: “La stampa inizia davvero male: tutto quello che faceva Conte veniva criticato a prescindere, tutto quello che fa Draghi viene esaltato a prescindere”.

    E che dire degli accaniti contro i nemici politici come Danilo Toninelli, che invitava la Giunta della Regione Lombardia alle dimissioni immediate per via della campagna vaccinale inefficace (oggi è una delle top), o che pur di difendere le assurdità di Grillo in difesa di suo figlio accusato di stupro in tv (a Dritto e rovescio) di fatto metteva in dubbio la posizione della ragazza violentata: “Non c’è solo la rabbia e la sofferenza del presunto accusatore, ma anche quella della persona che magari viene ingiustamente accusata. Quasi tutti i garantisti, contro Beppe Grillo si sono trasformati in giustizialisti”. La cosa comica è che i primi giustizialisti sono loro, ma solo quando bisogna invocare le manette contro gli altri.

    Senza dimenticare il campione del mondo di fair play, Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno. Uno che crede che lo sbarco sulla Luna non sia mai accaduto, che invocava la galera per Draghi (ora fa parte del suo governo e ha fatto sparire tutti i tweet) e che pochi mesi fa fomentava la violenza contro il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, finita in un turbine d’odio per via del presunto uso privato dei voli di Stato. Sibilia twittava: “Sono i cittadini a pagare quei voli e attendono una risposta”. Sibilia è lo stesso che difese Laura Castelli, altra grillina molto moderata, che in tv (a Tg2 Post) se ne uscì con un infelice: “I ristoratori chiudono? [a causa della pandemia, NdR] Cambino lavoro”.

    Colpa, anche in questo caso, della stampa cattiva. Che ora è diventata un bersaglio, come accaduto ieri alla redazione di Libero presa d’assalto dai no-vax a Milano, o come accaduto al Giornale appena una settimana fa. Ma per constatare la genetica violenta grillina basta pensare al rubinetto d’odio e di livore social che, a comando, sono in grado di aprire o chiudere i leader. Contro Davide Casaleggio, contro i dissidenti, contro i critici di Conte, o contro Conte stesso, come fece Beppe Grillo in persona che non più tardi del giugno scorso definiva l’ex premier “inadatto, senza visione politica né capacità manageriali”.

    Ah, a proposito di Grillo e Conte. L’Elevato e il leader del Movimento sono davvero due grandi esempi di non-violenza ghandiana anche nel loro approccio alla politica estera: il primo è un convinto supporter della democraticissima e non violenta Cina, il secondo è un fan dei talebani 2.0 che hanno conquistato Kabul grazie ai mazzi di fiori e alla dialettica moderata, che hanno instaurato un governo aperto, tollerante e rispettoso specie delle donne e dei diritti civili, e con i quali “bisognerebbe dialogare”. Tutto ok però, tanto per Conte per cambiare pelle basta non dire più “vaffa”.


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