Conte bombarda il premier su Ucraina, bonus e fisco. E trova la sponda di Salvini

Mag 5, 2022

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    Il leader del M5S Giuseppe Conte compie un altro passo verso l’addio al governo. La resa dei conti con il premier Mario Draghi è iniziata. Il cannoneggiamento sale di ora in ora e l’attacco arriva da più fronti: armi, termovalorizzatore, superbonus, giustizia, economia.

    L’avvocato rimette in piedi l’asse gialloverde, in salsa pacifista, con Matteo Salvini e avverte gli alleati Pd: «Serve un chiarimento».

    Dalla nuova sede del M5S, in via Campo Marzio a Roma, Conte lancia la sua offensiva elettorale. L’occasione è la presentazione della scuola di formazione politica grillina: tema che scivola in secondo piano. L’obiettivo è aprire il fuoco contro l’inquilino di Palazzo Chigi: ossessione e bersaglio del capo dei Cinque stelle. Conte incalza il capo dell’esecutivo sul dossier Ucraina: «Crediamo che lo scenario internazionale che stiamo vivendo si stia facendo sempre più complesso e insidioso, e imponga nuove scelte e rivedere quelle già compiute».

    Il capo grillino non molla la presa sulla richiesta di un passaggio del premier in Aula. «Non stiamo chiedendo al premier Draghi di portarci la lista delle armi e approvarla una per una. Come forza di maggioranza relativa vogliamo dare un contributo per arrivare all’unico obiettivo politico accettabile: condanniamo la Russia, sosteniamo convintamente l’Ucraina, ma l’Italia deve continuare a lavorare per una soluzione politica». Una posizione che incassa la sponda di Matteo Salvini: «Continuare a mandare armi è una Risposta debole come affermato dal Segretario di Stato della Santa Sede, cardinal Parolin», scrive su twitter.

    Conte non arretra. Ma provoca. Cerca l’incidente: «Dopo due mesi un primo ministro deve andare in Parlamento a spiegare ai cittadini quali sono le posizioni che sta portando sui tavoli internazionali: quando andrà a Washington, Draghi cercherà di ascoltare Biden o anche di persuaderlo sulle sue posizioni?». Il presidente del Consiglio non replica. Ma da Palazzo Chigi trapela forte irritazione.

    Il M5S apre anche il dossier fiscale. Il leader grillino bombarda senza soste. E poi evoca il pericolo: «Inizio a pensare che qualcuno voglia spingere M5s fuori dal governo. Se questa fosse l’intenzione ce lo dicano chiaramente. Chiedo rispetto per 11 milioni di cittadini che hanno votato il Movimento».

    L’avvocato Conte gonfia il petto fuori quando tocca il tema ambientale: «Se le parole di Draghi sul superbonus fossero una rappresaglia alla richiesta legittima di sentire il premier in Aula sulla crisi ucraina sarebbe gravissimo». Non accetta la decisione dell’esecutivo di liquidare la misura del superbonus voluta dai 5Stelle.

    A Draghi ricorda: «Ci chiediamo quale sia il vero Draghi, se quello che scrive la norma sul superbonus o quello che parla male di una misura che ha fatto correre il Pil. L’ho trovato contraddittorio».

    L’ex premier non depone le armi sul termovalorizzatore. Anzi, si prepara alla battaglia in Parlamento: «Quella norma che riporta indietro le lancette dell’orologio non è neppure lontanamente coniugabile con il concetto di fiducia». E non risparmia il Pd: «Con il Pd ovviamente bisogna chiarirsi ma noi siamo quelli del dialogo». Annunciando già lo strappo in alcuni centri alle prossime elezioni comunali: «Sono favorevole ad andare con il Pd in molti Comuni alle amministrative, ma noi abbiamo alcuni standard, come la cultura della legalità. E in alcuni Comuni non possiamo andare insieme perché a livello territoriale ci sono situazioni dove non vengono rispettati i nostri standard». Il Pd getta acqua sul fuoco. Iv insorge: «Conte dà del ricattatore a Draghi. Intollerabile».


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