“Conte ci ha messo il bavaglio”. Tensione nelle truppe M5S sul nodo Rai

Nov 17, 2021

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    Nel Movimento 5 Stelle scoppia la grana Rai. Le nomine dei Tg dell’amministratore delegato Carlo Fuortes hanno irritato e non poco il gruppo grillino, che denuncia di essere stato del tutto esautorato nonostante sia il partito di maggioranza relativa. Il fatto è diventato subito politico e inevitabilmente ha innescato la reazione di Giuseppe Conte: il leader pentastellato ha fatto sapere che gli esponenti del M5S non faranno più sentire la loro voce nei canali del servizio pubblico, ma lo faranno “altrove“. La linea dura però ha provocato l’ennesima spaccatura nel Movimento, tra chi difende la posizione di Conte e chi invece contesta il metodo di decisione. E non può passare inosservata l’ennesima spaccatura (profonda) con Luigi Di Maio.

    Le truppe M5S contro Conte

    L’alzata di scudi dell’ex premier, che di fatto ha momentaneamente portato il Movimento 5 Stelle fuori dalla tv di Stato, non sarebbe stata concordata con gli eletti. È anche questo uno dei tanti fronti su cui si sta riscontrando un pesante malcontento. “Sta dicendo che ha provato a lottizzare la Rai e non c’è riuscito“, taglia corto un big grillino all’Agi. Il che la dice lunga su quanto la leadership di Conte sia davvero debole. All’avvocato viene rimproverato inoltre di non essersi speso abbastanza per blindare Giuseppe Carboni al Tg1. “Poteva andare a dirigere la radio, ma non siamo riusciti neanche in questo obiettivo“, osserva una fonte.

    Stando a quanto riferito da LaPresse, nelle chat private ci sono commenti al vetriolo contro la linea intransigente di Conte: “Ci ha messo il bavaglio“; “Siamo contro la lottizzazione e facciamo la voce grossa perché ci fanno fuori dalla stanza dei bottoni?“. E non mancano i sospetti: non solo c’è chi teme che le nomine Rai siano il pretesto per tirare spallate al governo Draghi, ma alcuni fiutano anche una strategia che porta alle trattative per il Quirinale.

    Tra le infinite perplessità c’è chi si pone una domanda non affatto banale: “Ma se dovesse scoppiare una crisi internazionale come accaduto ad agosto in Afghanistan, il ministro degli Esteri dovrà andarne a parlare su una televisione commerciale, anziché in quella di Stato pagata con il canone dagli italiani?“.

    La spaccatura con Di Maio

    A tutto ciò si aggiunge un altro fattore che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’ambiente pentastellato. La voce che si rincorre è che dietro la mancata conferma di Giuseppe Carboni al Tg1, sostituito da Monica Maggioni, possa esserci l’ennesimo braccio di ferro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. E qui va spiegato quanto accaduto per comprendere i sempre più fragili rapporti tra i due.

    Dopo le notizie trapelate sulle nomine Rai, il leader del M5S decide di riunire i ministri del Movimento: Federico D’Incà, Stefano Patuanelli e Fabiana Dadone in call. Il grande assente è proprio il ministro degli Esteri, impegnato prima a Strasburgo e poi a Roma. La sua mancata presenza viene dunque giustificata da impegni istituzionali, ma qualche contiano non perde occasione per tirare frecciatine: “Meglio non ci sia, il problema del resto lo ha creato lui“.

    La divisione tra Conte e Di Maio è plastica: il primo ha deciso di adottare un atteggiamento duro senza sconti, mentre il secondo è su una linea assolutamente più morbida e dunque non oltranzista. Il ministro degli Esteri non avrebbe fatto la guerra sulle nomine. Anzi, esponenti degli altri partiti di maggioranza confermano che non si sarebbe messo di traverso alla scelta della Maggioni al Tg1. Le spaccature nel Movimento si fanno sempre più evidenti, ma a preoccupare ora è anche l’asimmetria di visione tra i big su questioni cruciali.


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