Conte contro i fuoriusciti: “Non rompeteci le scatole”

Lug 31, 2022

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Una scissione nella scissione era nell’aria da diverso tempo. Dopo la fuga di circa 60 parlamentari che hanno seguito Luigi Di Maio, il Movimento 5 Stelle deve interfacciarsi con altri addii di peso. Sono molti ad aver abbandonato la galassia grillina, complice la decisione di non votare la fiducia al governo Draghi. E ora Giuseppe Conte se la prende con gli ex, con coloro che hanno scelto di abbandonare la nave e voltare le spalle al suo nuovo corso.

L’ira di Conte

Il leader del M5S è intervenuto con un lungo post sul proprio profilo Facebook, affermando che – coincidenza vuole – le ultime partenze si sono registrate proprio dopo la scelta di non concedere deroghe al secondo mandato. Il sospetto diffuso tra i contiani di ferro è che in molti hanno fatto le valigie per tentare fortuna e rientrare in Parlamento grazie a un’altra forza politica, visto che chi ha svolto già due legislature non può ripresentarsi con i 5 Stelle.

L’ira di Conte è proprio nei loro confronti. “Una riflessione dedicata a coloro che, avuta conferma della regola dei due mandati, come da impegni presi con gli elettori, si stanno industriando per trovare nuove collocazioni politiche“, ha esordito l’avvocato. Che ci è andato giù pesante e non ha risparmiato considerazioni aspre all’indirizzo dei fuoriusciti, accusati di aver tradito i principi del Movimento per un tornaconto personale.

La sfuriata contro gli ex

Nello specifico Conte ha messo nel mirino coloro che “hanno avuto tutto dal Movimento e sono arrivate dove sono grazie ai principi e alle regole del Movimento” per poi non rispettare la deontologia grillina. Il ragionamento è che più di qualcuno, dopo aver ricoperto ruoli importanti come ministri, capigruppo, sottosegretari, ha deciso di “rinnegare tutto questo“. E ha invitato i detrattori ad “agire quantomeno con discrezione“.

Una stoccata diretta non solo a Luigi Di Maio, ma anche a Federico D’Incà (ministro per i Rapporti con il Parlamento) e a Davide Crippa (ex capogruppo M5S alla Camera) che nella giornata di ieri hanno silurato i 5 Stelle. “Ci risparmino i tentativi di nobilitare questi loro mutamenti di rotta. Ci risparmino le lacrime di coccodrillo, le giustificazioni ipocrite, le prediche farisaiche“, è la sfuriata che Conte ha rivolto in generale ai transfughi.

L’ex presidente del Consiglio ha parlato di un “sentimento di tristezza” che prova di fronte ai veleni e alle accuse “che i nostri avversari ci rivolgono da tempo” e che ora vengono utilizzati dagli ex per mettere le mani avanti e giustificare le loro decisioni sospette. “Che vadano liberi, in pace, a cercarsi una nuova collocazione. Ma non ci rompano le scatole“, ha concluso Conte.

Un’altra scissione

L’ennesima spaccatura in casa M5S era inevitabile. Profonde divergenze erano emerse nel corso della crisi di governo, proprio nei giorni in cui si stavano tenendo le trattative politiche per tentare di salvare l’esecutivo Draghi. Anche in quel caso i grillini erano divisi: da una parte i ribelli tentati dal passaggio all’opposizione; dall’altro i governisti che spingevano per proseguire con l’esperienza di unità nazionale.

Qualunque decisione presa da Conte avrebbe provocato instabilità interna. Questo è il risultato della sua scarsa leadership, come dimostra il fatto che sul doppio mandato è passata la linea di Beppe Grillo: il comico genovese è granitico e non intende fare passi indietro sulle regole interne. Ora Conte può finire commissariato da Grillo, che ha giurato fedeltà agli ultimi principi storici rimasti ancora intatti.


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