• Conte, Di Maio e Lamorgese all’udienza con il mistero del sottomarino fantasma

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    Una storia da riscrivere. E che potrebbe mettere in difficoltà i leader politici che nell’agosto 2019 ingaggiarono un feroce braccio di ferro con l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Oggi riprende a Palermo il processo Open Arms in cui il leader della Lega deve rispondere di accuse pesantissime, come sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. Ci fu un tira e molla e i migranti, circa 150 complessivamente, rimasero sulla nave della ong spagnola per giorni e giorni prima di sbarcare. I diciannove giorni di una grave crisi istituzionale e umanitaria.

    Per questa mattina, in udienza, si annunciava uno scontro del tutto politico sugli indirizzi contrastanti del moribondo governo Conte uno, ormai in piena decomposizione in quelle settimane di mezza estate. Giuseppe Conte, il premier che pochi giorni dopo formò con una strepitosa capriola un altro esecutivo di segno opposto, è chiamato a testimoniare. E con lui sono attesi Luigi Di Maio, allora capo politico dei 5 Stelle e vicepresidente del consiglio e inseguito ministro degli Esteri, e Luciana Lamorgese che il 5 settembre si insediò al Viminale proprio al posto di Salvini.

    Ma ecco che nell’ultimo scorcio del 2022 si scopre che il 1 agosto 2019 un sottomarino della Marina Militare, il Venuti, aveva intercettato, fotografato, e registrato la nave spagnola al largo della Libia. Quel giorno, di buon mattino, la Open Arms cambia rotta, istantanee e parole fanno immaginare una trama diversa da quella raccontata: c’è un dialogo proprio in lingua spagnola fra l’equipaggio della nave e un soggetto sconosciuto; poi in un’immagine mostrata da Nicola Porro a Quarta Repubblica si vedono un barchino in legno blu e due gommoni.

    Strano: chi sono? Fin troppo facile pensare a scafisti e a un trasbordo di profughi concordato. Ma si tratta, al momento, solo di supposizioni tutte da verificare e che potrebbero trovare un’altra spiegazione.

    Quel che non si spiega è come mai l’informativa puntualmente partita dal Venuti sia rimasta per più di tre anni in un cassetto. Anzi, sembra di capire, nei cassetti di nove procure italiane che non avrebbero svolto alcun accertamento. Possibile?

    E qualcuno dei leader oggi chiamati a sfilare sapeva qualcosa o venne a conoscenza di questo documento fantasma in seguito?

    Sono domande tecniche ma che hanno un significato che va oltre il diritto e investe il funzionamento della democrazia. Anche il Senato spedì a processo Salvini senza aver compulsato queste carte riemerse solo alla fine del 2022.

    Insomma, la storia di quelle giornate drammatiche potrebbe essere ridisegnata riesaminando le 2 intercettazioni, le 16 foto e i 27 video arrivati dal sommergibile.

    Per Open Arms però non cambia nulla. «Il video» in questione, si legge in una nota, «dimostra che l’imbarcazione da noi soccorsa si trovava in condizioni di instabilità e sovraffollamento, mentre gli audio rappresentano nient’altro che la conversazione fra il Capitano della Open Arms, Marc Reig e uno dei marinai a bordo durante una normale operazione di ricerca notturna, come evidenziato dalla traduzione degli stessi».

    Versioni contrapposte e sospetti da decifrare, ma fra un colpo di scena e l’altro si impone la rilettura e l’approfondimento di informazioni che per lungo tempo sono sfuggite ai radar del parlamento, dell’autorità giudiziaria e dell’opinione pubblica.


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