Conte e il lockdown: ora l’inchiesta passa al tribunale dei ministri

Dic 30, 2021

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    Brutte notizie per l’avvocato del popolo Giuseppe Conte. L’oramai ex premier sarà chiamato a rispondere dello stesso reato di sequestro di persona, relativamente a certe decisioni prese durante il suo mandato. Con l’ordinanza ex art. 22 c.p.p. depositata il 27 dicembre 202, come riporta Libero, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi ha infatti deciso di non dare seguito alla richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Bologna per andare avanti col procedimento.

    A darne notizia è l’avvocato Marco Mori, degli Avvocati Ultima Linea di Italexit, che spiega come, prima della delibera del gip di Reggio Emilia, ci siano state decine e decine di archiviazioni da parte di altri tribunali. Ai tempi dei primi lockdown, Mori aveva invitato i cittadini a scaricare e depositare la denuncia che aveva messo a disposizione.

    Qual è l reato che avevamo contestato a Giuseppe Conte? Quello relativo alla denuncia che avevate scaricato in molti, mesi fa, dal mio sito“, spiega l’avvocato in un video postato sulla propria pagina YouTube. “Si contestava, in sostanza, che il primo lockdown, gli arresti domicialiari a tutti i cittadini italiani, fosse un atto in contrasto con l’art.13 della Costituzione, con la libertà personale, quindi dovesse essere configurato il reato di sequestro di persona. Siamo stati messi ai domiciliari, nel totale spregio dello stato di diritto. Nei mesi scorsi erano arrivate da tutta Italia tante archiviazioni, spesso con motivazioni surreali. Questa ordinanza rende finalmente giustizia a queste osservazioni, e di fatto il gip le fa proprie”, prosegue.

    A presentare denuncia contro l’allora presidente del Consiglio, nel mese di gennaio, fu il signor Augusto Gambarelli. La decisione del gip deve essere stata una vera e propria doccia fredda per Giuseppe Conte. Fra i reati ipotizzati, quello di sequestro di persona, abuso d’ufficio e usurpazione del potere politico, e secondo il giudice ci sono i presupposti per procedere almeno con la prima accusa.

    Nell’ordinanza, infatti, viene chiesto se i lockdown imposti “mediante gli atti di normazione secondaria richiamati nella notitia crimis”, ossia gli ormai famosi Dpcm, abbiamo portato a “limitazioni alla libertà personale“. Limitazioni ingiustificate, e anticostituzionali. Non solo. Nell’ordinanza si parla anche degli “strumenti propri della comunicazione istituzionale“, come le F.a.q., che avrebbero di fatto creato confusione fra i cittadini in merito agli spostamenti. Conte potrebbe dunque dover rispondere del sequestro di 60 milioni di italiani. A giudicarlo, tuttavia, sarà il tribunale dei ministri presso il distretto della Corte di Appello di Bologna.


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