Conte giura fedeltà agli alleati: “Finita la fase in cui il M5S andava da solo”

Ott 5, 2021

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    Uno schiaffo elettorale che ridimensiona il nuovo corso di Giuseppe Conte. L’ex presidente del Consiglio non è riuscito a fare da calamita a quei tanti delusi grillini che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto attrarre. Così come è fallito il tentativo di far confluire nel Movimento 5 Stelle le preferenze di una grande massa di elettori del centrosinistra. Niente di tutto ciò. Però il presidente pentastellato ha già messo le mani avanti: “Questo è il tempo della semina“. Sostenendo dunque che è presto per vedere la reale forza del M5S. Sarà, ma intanto Conte prosegue verso quella direzione ben precisa che – osservando i dati – potrebbe essere alla base del tracollo grillino: rivoluzionare il Movimento.

    Conte cambia il M5S

    Infatti l’ex premier non ha mai nascosto la necessità di rompere alcuni schemi del passato che hanno caratterizzato l’ascesa dei 5 Stelle fino al 33%. Toni più morbidi e apertura al dialogo pacifico con il Partito democratico sono solo alcuni dei cambiamenti impressi da Conte, che oggi ha ufficialmente fatto crollare l’ennesima colonna portante per il mondo grillino: “Per il M5S è finita la stagione storica in cui si andava orgogliosamente da soli a tutti i costi“.

    Il presidente pentastellato lo ha detto chiaramente, senza girarci attorno. Dichiarazioni che confermano la disponibilità a valutare un’alleanza soprattutto in chiave nazionale, anche se nelle città l’asse giallorosso non sempre ha trionfato. Conte non ha nascosto che il Movimento 5 Stelle “si predispone anche a costruire con altri partner, in coalizione, un percorso comune“. Questa è un’opzione che adesso “non si disdegna” come negli anni precedenti, appartenenti invece alla “fase più antica della storia” grillina.

    Pronto il sostegno a Gualtieri?

    Uno dei nodi che nei prossimi giorni dovrà essere sbrogliato è l’appoggio o meno dei 5S a Roberto Gualtieri e Stefano Lo Russo: entrambi i candidati della sinistra potrebbero godere del sostegno pentastellato ma, visti i forti conflitti locali tra i gruppi, la strada potrebbe essere in salita.

    Di certo, almeno sulla carta, Roberto Gualtieri parte favorito: è stato ministro dell’Economia nel secondo governo Conte e almeno un apprezzamento pubblico se lo aspetta. I primi timidi segnali di apertura non sono tardati ad arrivare. “Sicuramente è una persona di valore. Ne parleremo, però in questo momento è ancora prematuro“, ha fatto sapere Conte. Che comunque ha già chiuso la porta a Enrico Michetti: “Non vedo nessuna possibilità, per quanto mi riguarda, che si possa appoggiare la politica che fanno queste destre“.


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