• Conte ruba la piazza al Pd. “Mobilitazione per il reddito”

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    Stefano Bonaccini parla già da segretario in pectore del Pd. Ma ora rischia di trovarsi al timone di una «scatola vuota»: un partito senza popolo. Senza la piazza che Giuseppe Conte gli sta soffiando giorno dopo giorno. L’arma di seduzione, usata dall’avvocato in pochette, per strappare ai dem il diritto esclusiva sulle manifestazioni di piazza, è la battaglia in difesa del reddito di cittadinanza. Mentre il Pd si rinchiude nelle stanze del Nazareno per discutere di congresso e correnti, Conte lancia l’opa su piazze calde e sindacati. Un’operazione iniziata già in campagna elettorale, con lo strappo dell’alleanza e la decisione (dell’ex avvocato di Volturara Appula) di smarcarsi dall’agenda Draghi, sposata invece anima e corpo da Enrico Letta. La campagna contiana non si ferma. E punta alla conquista di tutto lo spazio a sinistra.

    Dalle pagine di Repubblica, giornale di area Pd, il leader dei Cinque stelle compie il passo decisivo per chiamare a raccolta la piazza rossa: «Se il governo volesse far ripiombare il Paese nel passato, cancellando il Reddito di cittadinanza, siamo pronti a mobilitare il M5S assieme alle forze sociali, politiche, civiche che vogliono sposare la nostra battaglia non solo nelle sedi istituzionali, ma anche in ogni piazza e angolo del nostro Paese» annuncia nel suo intervento. E poi provoca: «Noi i veri progressisti».

    La mossa di Conte non è la classica difesa d’ufficio di un provvedimento. È qualcosa di politicamente più rilevante. È il predellino della sinistra. Conte, dopo aver sfilato al Pd la piazza pacifista, vuole prendersi anche quella degli ultimi. Il Pd prova a uscire dall’angolo. Bonaccini, che si muove già da leader in pectore, fiuta il pericolo contiano: «Il Pd deve precisare la propria identità, essere molto chiaro, non regalare la rappresentanza della sinistra a Conte e quella dei moderati al terzo polo, ma riappropriarcene anche noi» spiega.

    Il governatore dell’Emilia prova a rimettere in piedi il campo largo: «Io starei attento a presentare come vincenti forze che hanno perso come e più di noi. Noi siamo ancora il secondo partito di questo Paese, il primo partito fra le opposizioni. I sondaggi contano poco, contano i voti nelle urne. Ora abbiamo il dovere di fare bene opposizione e pretendere anche dalle altre opposizioni che si faccia opposizione a questa destra e a questo governo. Terzo Polo e M5s si mettano in testa che senza Pd non c’è coalizione in grado di battere la destra». E avverte però da subito: «Voglio rigenerare il Pd, costruire una nuova classe dirigente, far diventare il Pd un partito popolare e mai populista e immaginare di costruire una società migliore». Intanto si delineano gli schieramenti in vista del congresso. Matteo Orfini non si schiera: «Non ho ancora deciso». Il sindaco di Firenze Dario Nardella prende tempo. Elly Schlein si auto-impone il silenzio stampa fino alla decisione. Intanto avanza l’ipotesi di una candidatura dal Sud: il presidente della Campania Vincenzo De Luca potrebbe decidere di scendere in campo. Venerdì annuncerà la candidatura alla segreteria del Pd Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Mentre il presidente della Toscana Eugenio Giani non ha dubbi con chi schierarsi: «Bonaccini mi sembra la persona giusta, di richiamo anche per tanti sindaci, tanti amministratori locali e persone che sono abituate a ragionare con concretezza, pragmatismo e la visione strategica degli ideali». Si litiga. Si combatte. Ma c’è Conte che vuole portarsi via piazza e popolo della sinistra.


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