Conto alla rovescia per l’elezione del Csm. Trattative in corso su candidati garantisti

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«Mi sarebbe piaciuto – brontola Enrico Costa, deputato del Terzo Polo – che le candidature per i membri laici del Csm venissero accompagnate da un programma, o almeno da un proposito su qualche tema rilevante: dirò basta ai magistrati fuori ruolo”, i provvedimenti disciplinari saranno gestiti seriamente”, eccetera. Invece per ora leggo solo dei bei curriculum».

É vero che c’è tempo fino al 10 dicembre per depositare e integrare le candidature. Poi, il 13, il Parlamento si riunirà in seduta comune per eleggere gli otto membri politici del Csm. Ma per quanto s’è visto finora, la riforma voluta dall’ex ministra Marta Cartabia non pare destinata a spostare di molto la prassi che da decenni regola la scelta dei consiglieri laici” dell’organo di governo della magistratura, quelli destinati a trattare, allearsi, scontrarsi con la componente eletta dalle toghe. Una prassi dove a fare emergere i nomi più del prestigio giuridico conta l’affinità di partito. É la prassi che ha consentito ai grandi partiti – prima la Dc, poi il Pd – di tenere saldamente in mano il controllo del Csm.

A sparigliare i giochi c’è la banale circostanza che per la prima volta a votare, a partire dal 13 dicembre, sarà un Parlamento dove il centrodestra non solo è maggioranza, ma arriva non lontanissimo dalla soglia critica dei 3 quinti, che gli permetterebbe di eleggere da solo tutti gli otto membri laici. Sarebbe una svolta epocale, per la prima volta nel Consiglio non siederebbe un politico di sinistra. E se si pensa che anche nella componente togata, andata al voto lo scorso settembre, a rafforzarsi sono state le toghe moderate, lo scenario che si potrebbe aprire è del tutto nuovo.

Ma quante chance ha il centrodestra di fare da solo? Dei 606 membri complessivi del Parlamento, il fronte governativo controlla 351 voti. Per arrivare ai 3 quinti ne mancano quaranta. Una distanza apparentemente incolmabile, a meno che non si crei un asse con il Terzo Polo, e i suoi trenta tra deputati e senatori. A quel punto al quorum ne mancherebbero solo dieci: e soprattutto dopo le prime votazioni, quando il quorum si calcolerà solo sui votanti effettivi, tutto diventa possibile.

Certo, escludere totalmente l’opposizione dal Consiglio superiore sarebbe una mossa brusca. Ma da un lato risarcirebbe Fdi dai decenni di ostracismo subiti i tempi dell’Msi dal cosiddetto «arco costituzionale». E dall’altro, più concretamente, consentirebbe almeno sulla carta la nascita di un Csm più «garantista» di quello che in questi anni è sembrato dominato dai pubblici ministeri. Così, informalmente, qualche contatto tra Italia Viva e Azione da una parte e l’asse di maggioranza dall’altro sta verificando in questi giorni la possibilità di un accordo che garantisca comunque al centrodestra sei posti. I lavori sono a buon punto, tanto che inizia anche a circolare qualche nome (non tutti attendibili: che il Terzo Polo possa designare Lucia Annibali, ex deputata, in realtà pare improbabile). Ma il vero dubbio di Renzi è un altro: un Csm controllato dai moderati sarebbe automaticamente più attento ai diritti delle difese? «Io – diceva Renzi di recente – se la Meloni sia garantista o giustizialista devo ancora capirlo….».


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