Cop 27, Biden: ‘Ridurremo le emissioni entro il 2030’

Condividi l'articolo

Gli Stati Uniti raddoppieranno il loro impegno per il fondo per l’adattamento climatico, con una cifra di 150 milioni di dollari per l’Africa. Lo ha annunciato il presidente Joe Biden alla Cop 27, la Conferenza delle parti sul clima, a Sharm el-Sheikh. Ha anche assicurato che Washington raggiungerà “gli obiettivi di riduzione delle emissione entro il 2030. Il mio impegno sul clima e’ incrollabile, faremo la nostra parte per evitare l’inferno climatico”, ha detto ancora.

Il presidente ha anche chiesto scusa per il ritiro dagli accordi di Parigi del 2015 da parte del suo predecessore, Donald Trump, ricordando che la propria amministrazione ha varato il piu’ grande pacchetto di investimenti climatici della storia Usa. “La crisi climatica riguarda la sicurezza umana, economica e sociale. Bisogna agire con urgenza”. Proprio questi temi sono stati riportati all’attenzione dalla guerra in Ucraina. “Stiamo vivendo un periodo difficile. E la guerra brutale della Russia contro l’Ucraina ha esacerbato la crisi alimentare – ha affermato – La guerra in Ucraina “accresce l’urgenza” di abbandonare i combustibili fossili. Se li aiutano nel settore del carbone non c’e’ motivo per cui non li possano aiutare sull’energia verde. Per piegare permanentemente la curva delle emissioni, ogni Paese deve fare un passo avanti. Lottare contro il cambiamento climatico è un imperativo”, ha aggiunto, ringraziando l’inviato speciale Usa, John Kerry per il lavoro svolto. 

Proprio Kerry, secondo la leader ambientalista brasiliana, Marina Silva, ha espresso interesse a collaborare con il Fondo Amazzonia. Creato da Norvegia e Germania nel 2008, questo finanzia progetti di sviluppo sostenibile e monitora il disboscamento nella foresta tropicale. “Ho parlato con John Kerry della possibilità che gli Stati Uniti aumentino gli stanziamenti per il Fondo Amazzonia e mi ha risposto che è in trattativa con Norvegia e Germania sulla base di progetti comuni”, ha detto a GloboNews l’ex ministra dell’Ambiente, che la prossima settimana parteciperà alla Cop27 in Egitto con il presidente eletto del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva. “Il governo degli Stati Uniti accoglie con favore il cambio di posizione (sull’ambiente) e mostra la volontà di aumentare la cooperazione – ha aggiunto Silva – il presidente Joe Biden accoglie con favore la possibilità di approfondire l’agenda con il presidente eletto Lula. La gente vede l’impegno del presidente Lula nella lotta ai cambiamenti climatici e nella conservazione della foresta, e questo fa sì che arrivino gli investimenti”, ha concluso Silva.

Biden ha incontrato anche il presidente egiziano Al Sisi. Entrambi si sono impegnati “continuare il dialogo sui diritti umani”, ha spiegato l’americano. Il presidente ha colto l’occasione per ringraziare l’Egitto per aver “parlato con forza alle Nazioni Unite sulla guerra della Russia contro l’Ucraina“. Ha annunciato anche uno stanziamento di 500 milioni, da parte di Usa, Unione Europea e Germania, per finanziare la transizione del Cairo verso l’energia pulita.

Il leader del Cairo ha detto di “lanciato una strategia nazionale per i diritti umani” e per il “dialogo nazionale”. La visita del presidente americano in Egitto coincide con il centenario dell’avvio delle relazioni egitto-americane, ha ricordato. L’incontro con Biden alla presenza dei media americani è importante per far conoscere gli sviluppi della situazione in Egitto – ha affermato, citato dall’agenzia Mena – e riflette la forza dei rapporti bilaterali in merito alla conferenza sul clima COP27 ed è un’opportunità per dare impulso alle relazioni strategiche tra i due paesi.

Sono stati circa 800 i detenuti politici rilasciati quest’anno in Egitto, in parallelo con lo svolgimento del “dialogo nazionale” con parte dell’opposizione lanciato da Sisi la scorsa primavera escludendo però la Fratellanza musulmana, messa al bando come terrorista nel 2013 e comunque non interessata a dialogare. La cifra è stata fornita nei giorni scorsi ha Hossam Bahgat, capo dell’Ong “Eipr” per cui lavora Patrick Zaki. Già sulla base di circa 500 rilasci e del lancio del dialogo, il Dipartimento di Stato americano a settembre aveva sbloccato 75 dei 130 milioni di dollari di aiuti militari trattenuti contestualmente a causa di violazioni di diritti umani in Egitto. I 130 milioni rappresentano il 10% del 1,3 miliardi di dollari di questo tipo di aiuti che Washington fornisce annualmente all’Egitto, Paese pilastro della stabilità in Medio oriente. Nel Paese però, stima Human Rights Watch, sono 60 mila i dissidenti ancora in carcere.


Fonte originale: Leggi ora la fonte