Cosa c’è (davvero) dietro allo strappo di Di Maio

Giu 22, 2022

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    “Insieme per il futuro” di Luigi Di Maio e Co. Se non fosse il nome di un nuovo gruppo parlamentare sarebbe perfetto per una società. Quella dei trombati. O dei quasi trombati. In queste ore dentro i palazzi non si parla d’altro che del colpo di coda di Luigi Di Maio, un colpo ben calibrato. Ragionato, pensato già da tempo. L’imposizione di Grillo sul vincolo del doppio mandato ha dato il via all’operazione speciale, come direbbero a Mosca. Mollare la poltrona e tutti i suoi privilegi è difficile. Vi immaginate il ritorno di Luigi Di Maio a Pomigliano d’Arco? È inimmaginabile. Il potere logora chi ce l’ha.

    “Il gruppo era diviso già da tempo, in tutte le riunioni si respirava la tensione. Addirittura, Luigi, in qualche caso si sedeva anche dietro, arrivava per ultimo, non parlava con Conte. Era prevedibile che qualcosa prima o poi accadesse”. Confessa un grillino che non ha ancora deciso da che parte stare. Meglio Conte o Di Maio? È questo il dilemma che, in queste ore, rimbalza tra Montecitorio e Palazzo Madama.

    Il gruppo dei 5 stelle, quello che resta, si intende, è in agitazione. E il silenzio di Conte non aiuta affatto. Chi, tra i due, è in grado di assicurare un posto in Parlamento dopo il taglio delle poltrone? Chi, tra Di Maio e Conte, si assicurerà più seggi alle prossime elezioni? Sono questi i calcoli che si fanno i parlamentari ancora indecisi. “Hanno pensato bene di andare di là, alla destra del Pd per essere rieletti. Si sono assicurati il posto, con Conte non era affatto scontato, soprattutto per chi si è mostrato vicino a Luigi in questi mesi. Siamo in tanti, o meglio, eravamo.”

    Nel Movimento c’è chi festeggia come Paola Taverna “era ora”, più posti per chi resta. Non ci sono accordi per il bene del Paese ma solo per il proprio di bene. “È questa la realtà dei fatti, lo ammetto. All’inizio ero veramente animato da buoni propositi, ci credevo davvero nel cambiamento del sistema ma alla fine ci siamo adagiati. Inutile prendersi in giro.” Ammette un duro e puro del Movimento ormai al secondo mandato. “La pacchia è finita amico mio”.

    Già, pensare che avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. Invece, col tonno, si sono mischiati. Sigillati nella stessa lattina. Che farà Conte, resterà alleato del Pd e, soprattutto, il Pd è pronto ad accogliere ancora l’avvocato? “Per noi non cambia nulla” osserva un esponente di primo piano del partito del Nazareno. “Noi vogliamo costruire un campo largo contro Salvini e Meloni, cercheremo di convincere Di Maio e Conte quando sarà di stare insieme”. Difficile a dirsi, figuriamoci a farsi. Ma si sa, in politica si dimentica tutto facilmente. Basti pensare che solo qualche anno fa proprio Di Maio diceva “mai con il Pd, mai con il partito di Bibbiano”. Aveva addirittura chiesto l’impeachment del Presidente Mattarella e raccolto le firme per uscire dall’euro. Oggi è moderato e guida la nuova Dc.


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