“Cosa resta del Pd? Solo una regressiva nostalgia del comunismo…”

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Scusi, Claudio Velardi, lei ha capito qual è il tema centrale del dibattito congressuale del Pd?
«In linea di massima, e cercando di sintetizzarne il merito politico in poche parole, direi di sì: salvarsi il culo».

Prego?
«Traduco: la logica che presiede la lunga discussione iniziata dopo la sconfitta elettorale e che durerà fino a febbraio, se tutto va bene, è l’esigenza dell’attuale apparato dirigente di sopravvivere, magari mandando avanti la Elly Schlein di turno, sponsorizzata da Franceschini e presentata come novità della società civile. Mentre mi pare faccia la parlamentare Pd dal 2014».Claudio Velardi, ex dirigente Pci e collaboratore del D’Alema premier che conosce da vicino vizi e virtù della sinistra italiana, non nutre grandi speranze sul suo futuro: «Il tema vero, su cui è difficile anche per me scherzare, è questo: il Pd, oggi, è un partito senza identità. Non sa più spiegare chi è e cosa propone per la società. E nelle ultime settimane è riuscito a buttare a mare anche l’ultimo patrimonio identitario serio che gli restava».

A che si riferisce?
«Alla scelta inspiegabile di Enrico Letta di andarsi a prendere i fischi alla manifestazione dei pacifisti filo-Russia di Roma, gettando alle ortiche una scelta importante come quella di appoggiare la Resistenza ucraina. Una scelta, quella sì, identitaria: l’Occidente, l’Europa, la difesa della democrazia liberale contro il violento imperialismo russo. E invece, puff… C’è stato persino qualche dirigente Pd che ha fatto avanti e indietro sul Frecciarossa per essere in piazza sia a Roma contro l’Ucraina che a Milano per l’Ucraina. Ma come si fa a non scegliere davanti a un bivio epocale del genere?».

Anche la bandiera del governo Draghi sembra esser stata presto ammainata.
«Quella, sia pur tra mille contraddizioni e incidenti, prova a prendersela la Meloni. Mentre Conte presidia una ‘sinistra’ populista, assistenzialista e sudista, con venature sovraniste, e il Terzo polo prova a far sue le parole d’ordine riformiste».

Al Pd che resta?
«A una parte del Pd resta la regressione infantile e nostalgica verso il comunismo, a testimonianza di un lutto mai elaborato. Basta vedere il caso Valditara, no?».

Che intende?
«L’insensata polemica contro la lettera del ministro dell’Istruzione, che diceva una banale verità sulla tragedia comunista, rivela che l’ala ex Pci del Pd ha un intero negozio di armadi pieni di scheletri. Altrimenti quelle cose avrebbero dovuto dirle loro. E invece abbiamo i Bettini e gli Orlando che riscoprono il fascino della lotta al capitalismo e delle passeggiate sulla Neva. Nell’avvilente silenzio dei ‘moderati’ Pd, che li lasciano chiacchierare pensando ‘tanto poi comandiamo noi, e loro si occupano della salamelle alla Festa dell’Unità’. Senza capire che così non resta più nulla su cui comandare».


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