Così Draghi smantella i rigoristi Ue

Set 30, 2021

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    Mario Draghi si conferma l’uomo di testa del gruppo di leader europei desiderosi di rottamare definitivamente la stagione dell’austerità. E dopo che il voto tedesco ha prodotto una sostanziale stasi da cui non è ancora certo che forma di governo uscirà il presidente del Consiglio inizia a muovere le sue pedine in vista della madre di tutte le battaglie per l’Italia in Europa, la trattativa sulla revisione dei Trattati europei che andrà in scena a partire del 2022. Quando, cioè, a Berlino si sarà insediato l’esecutivo che subentrerà al governo di Angela Merkel, la quale a fine corsa a causa della pandemia e della crisi economica ha con grande pragmatismo e realismo abbandonato l’estremismo rigorista e il sostegno alle politiche di austerità.

    In quest’ottica, Draghi può puntare a prendere sul fronte europeo il posto della Cancelliera, negli anni della Bce sua partner imprescindibile in un rapporto politico complesso ma sempre franco e sincero, come figura di punta dell’Unione. E orientare le discussioni in senso favorevole a una rottura dei dogmi del rigore che dieci anni di convulsioni economiche e la pandemia hanno dimostrato essere completamente fuori dalla storia.

    Draghi studia da leader europeo

    Il primo appuntamento per questa “legittimazione” sarà, sostanzialmente, il G20 straordinario sull’Afghanistan convocato in via telematica per il 12 ottobre. Fortemente voluto da Draghi, questo meeting testerà la capacità dell’ex governatore della Bce di essere leader sistemico sul piano globale anche svestiti i panni del banchiere e indossati quelli del capo di governo. Non a caso cinque giorni prima, in quello che può esser considerato un simbolico passaggio di consegne, Angela Merkel sarà a Roma per confrontarsi col presidente del Consiglio. Quasi a voler garantire il suo imprimatur al fatto che Draghi prosegua la sua marcia politica da garante della svolta che la Cancelliera e il suo ministro delle Finanze e successore in pectore, Olaf Scholz, hanno garantito alla Germania e all’Europa.

    Con Emmanuel Macron incerto sul suo futuro politico dopo le presidenziali francesi del prossimo aprile, il duo iberico formato dal premier spagnolo Pedro Sanchez e dall’omologo portoghese Antonio Costa che ha inaugurato sul campo la svolta anti-austeritaria e il primo kinistro greco Kyriakos Mitsotakis sempre più aperto a un cambio di passo per rilanciare Atene, Draghi ha anche la possibilità di veder compattato con forza un fronte del Sud, latino-mediterraneo, capace di far valere la sua posizione in antitesi ai rigoristi che, inevitabilmente, stanno già provando a promuovere il verbo dell’austerità per l’era post-pandemica.

    Ai rigoristi più oltranzisti come il premier austriaco Sebastian Kurz e l’olandese Mark Rutte, ma anche a coloro che in seno alla politica tedesca (Liberali del Fdp in testa) immaginano un ritorno al rigore Draghi ha risposto nella giornata del 29 settembre ai margini della conferenza stampa di presentazione della Nadef: con la pandemia, spiega Draghi, “si sono rivelati dei bisogni importantissimi, esistenziali per l’Europa che non possono che essere soddisfatti dal settore pubblico“. Il rilancio delle infrastrutture, la sfida tecnologica, la partita ambientale sono tra questi: non a caso Draghi ha promosso nei mesi del suo governo un ingente piano di investimenti col Pnrr, operato una svolta strategica del ruolo delle istituzioni pubbliche e delle loro emanazioni (Cdp e partecipate) nella proiezione dell’economia nazionale, rimesso in senso pragmatico lo Stato al centro in forma non invasiva ma proattiva per il sostegno alla ripresa. Una mossa non dissimile da quella che dal 2020 ha caratterizzato, di fatto, la Germania della Merkel. Con questi presupposti Draghi può aspettare la nascita del nuovo esecutivo tedesco consolidando la ripresa nazionale e portando al tavolo delle trattative europee i risultati positivi legati alla rottura della gabbia del rigore. Parlando proprio dei nuovi bisogni il premier a ribadito di non credere “che queste istanze diminuiranno” e che soprattutto sia “un po’ irrealistico pensare che le regole del Patto possano essere le stesse di due anni fa”.

    La sfida degli “austeri”

    Per Draghi l’ostacolo più importante, nota La Stampa, potrebbe essere rappresentato dal fatto che i Liberali del Fdp si candidano a conquistare un ruolo centrale nel futuro governo di Berlino, condizionando l’azione del futuro cancelliere (Olaf Scholz o in subordine Amin Laschet) sia nel caso di governo assieme ai Verdi e alla Spd che in quello di esecutivo con Cdu e “Grunen”. “Il ministero delle Finanze è il boccone pregiato che Christian Lindner, il leader dei liberali tedeschi aspetta gli venga servito da Olaf Scholz“, nota il quotidiano torinese, ricordando che “farlo vorrebbe dire consegnare il sacrario della stabilità economica tedesca a un falco del rigore. Vorrebbe dire porre uno macigno non indifferente sulla strada della revisione del patto. Lindner è un ortodosso dei vincoli di bilancio, uno che non fa mistero di preferire il verbo dell’austerity alle nuove mode della mutualizzazione del debito“.

    Ma Draghi si è dichiarato convinto del fatto che risulterebbe difficile per la Germania condizionare completamente la sua agenda politica sulla base della visione di un singolo ministro nel quadro di una svolta consolidata che ha promosso per Berlino un cambio di rotta notevole su investimenti e visione di lungo periodo. In sostanza il premier è pronto a creare le condizioni perché in Europa maturi una svolta anti-austeritaria mostrando gli effetti virtuosi della sospensione delle regole più radicali, come la soglia del 3% nel rapporto debito/Pil e l’obbligo di rapidi rientri dai deficit eccessivi. Si riaprirà il dualismo italo-tedesco che ha caratterizzato il rapporto di Draghi, ai tempi della Bce, con il “falco” Wolfgang Schauble? Dal 2015 in avanti Schauble, ministro delle Finanze della Merkel, fu il massimo oppositore del quantitative easing salvo poi, nella cerimonia di addio di Draghi all’Eurotower, riconoscere le ragioni dell’ex avversario. Linder, al confronto, appare come un ostacolo di secondo piano: e per Draghi, in ogni caso, l’interlocutore diretto sarà chi siederà alla Cancelleria al posto di Angela Merkel. Nel rapporto tra un asse mediterraneo guidato dal premier e la nuova leadership di Berlino passa, in sostanza, il futuro dell’Europa. E la possibilità di chiudere per sempre l’era dell’estremismo rigorista.


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