“Così il Cavaliere avvicinò il centrodestra a Israele”

Ago 3, 2022

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Quando parliamo di Occidente, oltre all’Europa e agli Usa, non possiamo dimenticare Israele, perciò affermare che il centrodestra è senza ambiguità occidentale significa coltivare rapporti e collaborazioni con il mondo israeliano. Tra le voci più autorevoli della destra intellettuale israeliana c’è Ofir Haivry, vicepresidente dell’Istituto Herzl di Gerusalemme, tra gli animatori della Edmund Burke Foundation e autore di numerose opere. Conoscitore dell’italiano e studioso della nostra politica, lo abbiamo intervistato per Il Giornale.

Il rapporto tra Italia e Israele è storicamente ottimo, quali sono le relazioni tra Israele e il centrodestra italiano?

«Storicamente i gruppi parlamentari più vicini a Israele erano i partiti di centrosinistra e centro, mentre i comunisti erano di tendenza anti israeliana seguendo la linea dell’Urss. La DC aveva varie correnti tra cui alcune filo arabe e l’Msi era in parte composto da nostalgici che non erano favorevoli allo Stato ebraico. Il vero cambiamento fu portato da Berlusconi che creò un nuovo centrodestra italiano, per varie ragioni molto più affine a Israele. Questa è sempre stata la tendenza di Forza Italia, la Lega in passato è stata meno avvezza alle questioni di politica estera ma ha un collocamento filo israeliano soprattutto da quando è capeggiata da Salvini. La nuova generazione di Fdi invece ha un gruppo dirigente con una linea chiaramente atlantista e filo israeliana, riconosciuta anche in Israele».

Secondo i principali sondaggi il centrodestra è in vantaggio per le prossime elezioni, quale contributo potrebbe dare all’Europa un governo composto da Lega, FdI, Fi?

«Un governo italiano basato su una maggioranza politica coerente sarebbe già una novità. Un esecutivo di centrodestra diventerebbe un punto di riferimento per tutta la destra europea, essendo Germania, Francia e Spagna governate al momento dalla sinistra o dal centro. L’Italia potrebbe diventare il perno di nuovi equilibri europei cambiando la linea dell’Ue».

Quale dovrebbe essere secondo lei il programma di un governo di centrodestra?

«L’Italia ha una serie di problemi sistemici da affrontare che nessun governo da decenni è riuscito a risolvere poiché più attento all’immediato che a questioni di lungo termine. Il problema più profondo dell’Italia è la perdita di dinamismo economico ma anche innovativo, scientifico e culturale che nel passato la caratterizzava. Occorre pensare politiche di lungo respiro per problemi di fondo come il grave declino demografico. Occorrerebbe inoltre un ripensamento delle politiche migratorie. In Israele esiste una politica di immigrazione preferenziale per chi ha affinità culturali o religiose con il nostro Paese, potrebbe essere una strada da seguire anche per l’Italia. Poi naturalmente politiche a sostegno della cultura e della sicurezza».

Secondo lei che linea dovrebbe avere l’Italia in politica estera e collocamento internazionale?

«Penso che le tentazioni neutraliste che emergono oggi in Europa e anche in una parte minoritaria della destra italiana siano sbagliate, prima di tutto perché la Russia è una tigre di carta con una traiettoria di declino. Molti non si rendono conto di quanto sia economicamente debole la Russia. A me sembra che questa guerra sia più che altro una strategia nata dalla debolezza, un tentativo di Putin di apparire grande mentre le Russia è in declino. Perciò l’Occidente deve tenere duro e probabilmente la Russia non potrà continuare la sua politica aggressiva, non ne ha i mezzi. Tutto ciò è una distrazione dal vero problema per l’Occidente: la Cina. E l’Italia dovrebbe concentrarsi di più su questo tema».


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