“Così il centrodestra deve tornare moderato e cattolico”

Ott 6, 2021

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    La professoressa Assuntina Morresi, incaricata presso l’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale di Bioetica, ha scritto un lungo post sui social attraverso cui ha analizzato il voto delle amministrative, sulla scia dello stato di salute del mondo cattolico in relazione al centrodestra. Il sovranismo, per la donna che ha accompagnato l’azione dell’ultimo governo Berlusconi sul caso di Eluana Englaro, non ha ben compreso la portata della pandemia, mentre lo spazio occupabile dovrebbe essere, una volta ancora, quello dei moderati.

    Lei pensa che la destra sovranista non possa essere maggioritaria, giusto?

    “Non lo credo proprio, anche visti i risultati italiani di queste elezioni: se la Lega ha perso FdI non ha vinto come ci si aspettava”.

    Quand’è che il cortocircuito si è innestato? Con la pandemia?

    “Il sovranismo raccoglie consensi perché intercetta la preoccupazione di tanti sulla distanza sempre crescente fra chi esercita il potere e la popolazione. C’è una concentrazione dei poteri percepita anche nel quotidiano, quando ognuno di noi si sente immerso in qualcosa di sovradimensionato e sovranazionale, che sfugge al controllo e che sentiamo sovrastarci: Big Data, Big Pharma, Big Tech…. La pandemia ha accentuato questo fenomeno, che pure desta una giusta preoccupazione, perché deve essere affrontata centralmente, con velocità e decisione: non si consultano i sindacati per decidere un lockdown. E da qui il corto circuito. Tanti che si sono identificati con il sovranismo hanno visto le politiche sanitarie dell’emergenza come una conferma delle loro preoccupazioni: un illegittimo esercizio di potere”.

    Cos’ è mancato a questo centrodestra secondo una visione cattolica?

    “Tutti noi, anche in modo inconsapevole, abbiamo assorbito, chi più chi meno, il mainstream individualistico dei “nuovi diritti individuali”: i no-qualcosa (vaccini, Green Pass etc.) e la zona grigia di chi liscia loro il pelo, lo fanno in nome del diritto a scegliere in totale autonomia sulla propria vita e sulla propria morte, a prescindere dalle relazioni interpersonali e quindi cancellando la dimensione solidaristica, che pure per i cattolici è fondamentale. Una volta capito che a morire di Covid erano soprattutto vecchi e malati è passata la paura iniziale e si leggeva di proposte tipo isolarli in casa per “proteggerli”, per poter far “riprendere a vivere” i giovani e i sani, senza rendersi conto della spietatezza che c’è dietro un’idea del genere. Ma in pandemia le relazioni sono il tramite del contagio e insieme lo strumento per uscirne: se non si capisce questo poi non se ne esce”.

    E così però si finisce a votare per Calenda o per non votare?

    “Questo è quello che è accaduto. Tanti elettori di centrodestra hanno fatto così”.

    Che errori sono stati commessi, sotto il profilo contenutistico?

    “Hanno premiato le campagne elettorali ancorate al territorio che si sono mostrate estranee alla impostazione oppositiva della destra nazionale: hanno vinto candidati dal profilo moderato. Ma l’astensione è impressionante: vuol dire che per metà della popolazione non importa chi governa, non ci sono differenze, tutti uguali in senso negativo. Qui dovremmo farci domande sul deserto lasciato da campagne forsennate “anti-casta” che hanno dipinto la politica come luogo di corruzione e privilegio personale”.

    Che fine ha fatto l’aggettivo “cattolico” in politica. L’unica forza che ne parla oggi sembra Fi...

    “Quello guidato da Berlusconi è stato il partito che ha dato la più ampia agibilità politica ai cattolici, restando di orientamento liberale. Lo dico con cognizione di causa perché ero al Ministero della Salute insieme a Maurizio Sacconi e a Eugenia Roccella quando c’è stata la vicenda di Eluana Englaro, e ricordo bene la battaglia per salvarle la vita. È stato per riconoscenza per quello che Berlusconi ha fatto in quell’occasione che l’ho difeso dalla gogna su Ruby e dintorni: ero al teatro dal Verme accanto a Giuliano Ferrara per la manifestazione “in mutande ma vivi”, per capirci, e non me ne sono certo pentita. Quel partito adesso è appannato, ma è quello lo spazio politico che dovremmo abitare”.

    Ha influito una certa visione su vaccini e Green Pass?

    “C’è una piccola percentuale che ha paura dei vaccini e contraria al Green Pass, ma c’è una grande maggioranza di italiani che si è vaccinata e si sente sicura con il Green Pass, ed ha paura di ammalarsi. Questa grande maggioranza non vuole essere governata da chi dà troppo spazio alla minoranza no-vax”.

    Ma una certa base cattolica sta virando verso il complottismo?

    “Questo è un discorso più complesso, e, se permette, anche triste, viste le conseguenze nei rapporti personali. Una parte del mondo cattolico si sente senza riferimenti, e non ha compreso fino in fondo la questione antropologica: il mondo si sta scristianizzando sempre più velocemente, i giovani non hanno più matrimonio e figli all’orizzonte, quel mondo di cui Croce diceva “non possiamo non dirci cristiani” oggi non c’è più. Di fronte a questo c’è chi si sente smarrito, una certa base cattolica rischia di rinchiudersi in se stessa per difendersi dal nemico, e c’è chi viene irretito dal complottismo. E invece è necessario confrontarsi e poter parlare apertamente di tutto questo, adesso”.


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