Così le ong “sequestrano” per giorni i clandestini

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«Non possono essere dei privati a decidere chi entra in Europa». È la posizione che filtra da fonti di governo dopo il caso Ocean Viking e lo scontro durissimo con il governo francese sui ricollocamenti. I «privati» sono le Ong, che ogni anno traghettano una quota considerevole di migranti sulle coste italiane. Dal primo gennaio del 2022 al 10 novembre il Viminale ha registrato circa 90mila ingressi: di questi quasi 11mila migranti, più del 10 per cento del totale, sono stati recuperati nel Mar Mediterraneo da navi delle organizzazioni non governative. La quota di aspiranti rifugiati condotti nel nostro Paese dalle imbarcazioni dei volontari è cresciuta in modo significativo dal 2019. Dai 2mila di quell’anno si è passati ai 3500 del 2020. Un numero che è triplicato nel 2021, quando i migranti soccorsi e fatti sbarcare in Italia dagli attivisti sono stati 10mila. Il 2022 non si è ancora concluso, ma la cifra raggiunta lo scorso anno è già stata superata.

Nei giorni scorsi un documento riservato di Frontex, l’Agenzia per la protezione delle frontiere esterne dell’Ue, definiva la presenza delle navi delle Ong davanti alle coste libiche della Tripolitania come di un «fattore di attrazione» per i migranti che scelgono di intraprendere la traversata del Mare Nostrum. Il report metteva nero su bianco come in assenza delle imbarcazioni che pattugliano il tratto di mare di fronte a Zuara, hub libico da cui prende il largo il 40 per cento di chi si avventura lungo la rotta del Mediterraneo Centrale, «molti rifiutano di partire». Ma le polemiche riguardano anche il modus operandi delle Ong, che effettuano le operazioni senza alcun coordinamento con gli Stati di approdo. Prendiamo il caso della Ocean Viking. Il primo soccorso in acque internazionali avviene il 22 ottobre, ma invece di condurre i 34 migranti in porto il giorno dopo ne recupera altri 39. In totale, dal 22 al 26 ottobre, la nave di Sos Mediterranée effettua sei operazioni di trasbordo nelle zone Sar libica e maltese, recuperando 234 disperati. Anche la Humanity 1, che batte bandiera tedesca, completa tre interventi di recupero dal 22 al 24 ottobre. Stesso copione per la Geo Barents di Medici Senza Frontiere: porta a termine sette interventi dal 27 al 29 ottobre per arrivare in porto soltanto il 6 novembre.

Qualcuno fa notare che non si tratta di operazioni di soccorso ma di vere e proprie missioni di ricerca che si concludono solo quando si raggiunge un numero congruo per lo sbarco. Un metodo spregiudicato, messo nel mirino anche Oltralpe, dove il nuovo presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, ha chiesto al Parlamento Ue di istituire una commissione di inchiesta.


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