• “Così perdiamo..”. Ecco di chi ha paura Letta

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    I sondaggi degli ultimi giorni parlano chiaro: il centrodestra è in netto vantaggio sui competitors. L’ammucchiata di sinistra guidata da Enrico Letta è staccata di almeno 15 punti percentuali, molti di più secondo alcune rilevazioni. Per tentare la remuntada, il Partito Democratico le sta provando tutte. Dall’allarme fascismo al pericolo bancarotta, i cavalli di battaglia sono in campo. E il segretario dem non perde di vista l’ex amico Calenda.

    Dopo un’alleanza durata tre-quattro giorni, il segretario dem e il leader di Azione non si sono risparmiati stoccate. La presenza del Terzo polo rischia di oscurare ulteriormente l’armata Brancaleone che comprende anche Fratoianni e Di Maio, Calenda ha le idee abbastanza chiare: “Basta 10-12% per bloccare la destra, ma noi puntiamo a di più. E l’obiettivo non è di bloccare la destra e basta, perché non serve a niente bloccare la destra. L’obiettivo è andare avanti con un governo Draghi di larga coalizione”, le sue parole a margine di un comizio a Vicenza.

    D’accordo con Renzi, Calenda ha ribadito di voler riportare Mario Draghi a Palazzo Chigi. Ma tutto dipenderà dal risultato delle urne, che sembra spaventare particolarmente il Pd. Certo che la partita sia ancora aperta, Letta ha stroncato senza mezzi termini la concorrenza dell’asse Azione/Italia Viva: “Il Terzo polo continua a ripetere che un loro buon risultato può stoppare la nascita di un governo di destra. Ma è falso, tutte le simulazioni lo mostrano chiaramente. L’unico risultato che possono ottenere è quello di far perdere il centrosinistra nei collegi uninominali”.

    La scusa è già pronta insomma. Forse, nei pensieri dell’ex primo ministro, lo scenario corretto è un voto senza avversari. In stile “ti piace vincere facile”. Nel corso dell’intervista a Giada Fazzalari, vicedirettrice di Avanti della domenica, Letta ha rimarcato che “sarebbe stato diverso se fossimo stati in coalizione insieme, ma Calenda si è sfilato all’ultimo”. E ancora, contro l’ex ministro dello Sviluppo economico: “Ha dimostrato di assegnare ben poco valore a un accordo firmato e a una stretta di mano. In questo scenario, l’alternativa si riduce alle due coalizioni maggiori, è un dato di fatto”.


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