Covid, arriva il vaccino “chewing gum”: cosa sappiamo e come funziona

Giu 28, 2021

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    Un team di ricerca militare russo coinvolto nello sviluppo del preparato Sputnik V starebbe lavorando a un nuovo modo di somministrare il vaccino anti Covid. La notizia è stata riportata dal sito RBC e ha presto fatto il sito del mondo. Secondo i media di Mosca basterà masticare un chewing gum per ottenere l’immunità al virus.

    Citando fonti anonime del Ministero della Difesa russo, l’RBC ha riportato che il centro di ricerche starebbe lavorando allo sviluppo di un vaccino mucosale anti Covid somministrato per via orale in forma di pastiglie da masticare.

    Per la sua facilità di utilizzo, e se dovesse dimostrarsi efficace, il nuovo farmaco potrebbe presto essere incluso nei protocolli di profilassi della Russia, e potrebbe essere richiesta anche l’autorizzazione per il mercato europeo e italiano.

    Il colonnello Sergei Borisevich, presidente del 48° Istituto Centrale di Ricerca, ha confermato quanto emerso sulla stampa, anche se non ha rivelato altre informazioni in merito allo studio e alla fase sperimentale in cui si trova il nuovo preparato.

    Il 48° Istituto Centrale di Ricerca della Federazione Russa, che fa capo al Ministero della Difesa, ha collaborato alla realizzazione del vaccino Sputnik V lo scorso anno.

    Si tratta di un preparato a vettore virale, come quelli di AstraZeneca e Johnson & Johson, che però utilizza due differenti adenovirus incompetenti per la replicazione per trasportare la proteina Spike all’interno dell’organismo, causando una reazione immunitaria.

    Anche in questo caso si tratta di un vaccino somministrato in due dosi, a distanza di 21 giorni l’una dall’altra, e che contengono due virus diversi, uno umano e uno animale.

    Nonostante il tentativo di venderlo in tutto il mondo, lo Sputnik V non ha ancora ricevuto l’approvazione da parte dell’Ema, l’agenzia europea del farmaco, e dunque dall’Aifa, il corrispettivo italiano.

    Negli Stati Uniti il centro di ricerca è stato inserito nella lista nera di enti con cui non è possibile fare affari o da cui ottenere licenze commerciali e di sviluppo.

    Alla base del blocco c’è il presunto coinvolgimento dell’Istituto nella creazione di armi biologiche, e il sospetto che siano state condotte sperimentazioni umane non etiche al suo interno anche per ilo sviluppo del vaccino anti Covid.

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