Cresce l’allarme inflazione. Ma ai partiti non importa più

Lug 31, 2022

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Una campagna elettorale potrebbe essere la migliore occasione per vedere confrontarsi tesi differenti. In una situazione tanto difficile come quella in cui ci troviamo, un simile dibattito potrebbe essere quanto mai importante, dato che dobbiamo convivere con un’inflazione crescente e con una grave crisi energetica, mentre il sistema economico arranca. C’è insomma bisogno di riflettere su cosa sia meglio fare per evitare il collasso della società: anche mettendo l’una contro l’altra le varie posizioni.

Purtroppo, la classe politica italiana pare interessata ad altro, prigioniera di un politichese fine a stesso e soprattutto preoccupata di mantenere il potere acquisito. Ecco perché quasi nessuno parla del gas o delle scelte della Bce, mentre tutti si azzuffano sulla legge elettorale e sugli accordi di vertice, sulla spartizione dei collegi e sulle percentuali assegnate dai sondaggi a questa o quella formazione.

Il risultato è che i problemi del Paese vengono ignorati, mentre abbiamo prese di posizione in merito a questioni di nessun interesse per il cittadino: dato che all’uomo della strada poco importa se questo o quell’onorevole lascia un partito per tentare di farsi rieleggere con un altro.

In tale quadro, è senza dubbio opportuno l’allarme lanciato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha sottolineato come per le aziende del terziario la bolletta energetica sia più che raddoppiata nel 2022, passando da 11 miliardi a 24: gli aumenti arrivano a punte del 122% per l’elettricità e del 154% per il gas. Stando alle simulazioni, ad esempio, per un ristorante medio la spesa in elettricità e gas è salita, in un anno, di 14mila euro. Sangalli avanza le sue proposte, invitando soprattutto a ridurre le accise sui carburanti e rafforzare i crediti d’imposta, e se i politici non parlassero di campo largo» e «pericolo neofascista», ma si confrontassero su questi temi, l’occasione delle elezioni permetterebbe alla cittadinanza di guardare con meno scetticismo all’appuntamento di settembre. Invece sembra chiaro che i problemi dell’economia reale non importino granché a quanti vivono «di politica» e in questo momento non possono avere testa per una riflessione informata sui dossier più spinosi. In fondo, il politico vive oggi un suo dramma particolare, connesso alla possibilità di essere rieletto (se entra nella formazione giusta ed è sostenuto dai vertici) oppure no. La proposta per tanti versi pure discutibile avanzata da Sangalli in merito alla fissazione di un tetto europeo al prezzo del gas potrebbe essere, anche al di là della posizione di Confcommercio, il punto di partenza per un dibattito che tenga in considerazione ogni implicazione giuridica ed economica di quella ipotesi e sappia fare emergere altre risposte. Quello che dobbiamo constatare, invece, è una tremenda autoreferenzialità della politica. In fondo, siamo rimasti il paese delle «convergenze parallele» e di altre astruse formule che attestano quanto possa essere difficile, anche in futuro, che dal Palazzo parta un’azione volta a liberare la società e la vita economica da tutti quegli intralci che ora sono all’origine delle difficoltà che dobbiamo superare. Mentre parlamentari e segretari di partito si perdono in discussioni sul nulla (incapaci di vedere come il Paese reale stia diventando sempre più povero e inabile a reagire di fronte ai problemi), è importante che la società civile e il mondo economico continuino a richiamare l’attenzione sulle cifre impietose che denunciano il declino che stiamo conoscendo. Soltanto con simili prese di posizione è possibile mostrare alla nostra classe politica quanto essa è inadeguata alle sfide del presente.


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