Crosetto attacca Repubblica: “Va contro i referendum nel silenzio elettorale”

Giu 11, 2022

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    Da una parte l’invito a votare “no” o direttamente a non recarsi alle urne; dall’altra una dura reazione per la linea espressa in pieno silenzio elettorale. A poche ore dall’apertura dei seggi in tutta Italia si infiamma lo scontro in merito ai referendum sulla giustizia, per cui gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi nella giornata di domani.

    L’assordante silenzio mediatico ha colpito i cinque quesiti referendari che, per essere validi, devono innanzitutto godere del raggiungimento del quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto). Ed è proprio su questo terreno che si sono consumati gli ultimi diverbi nel mondo della politica.

    “Repubblica” a gamba tesa

    Così oggi La Repubblica ha pensato bene di uscire allo scoperto e di fare da sponsor contro i referendum proprio alla vigilia dell’importante consultazione popolare. In un articolo a firma di Francesco Bei viene espressa la posizione del giornale senza mezzi termini: “Riteniamo che su tutti e 5 i quesiti sia opportuno votare No oppure non recarsi alle urne“. La motivazione è altrettanto evidente: disertare il voto sarebbe una mossa per “non consentire il raggiungimento del quorum“.

    L’ira di Crosetto

    L’intervento de La Repubblica a poche ore dall’apertura dei seggi ha scatenato la reazione di Guido Crosetto, che ha affidato a un post sul proprio profilo Twitter le considerazioni del caso: “Il noto quotidiano italiano La Repubblica ha deciso di esprimersi, nel giorno del silenzio elettorale, sui referendum“.

    L’imprenditore e co-fondatore di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro il giornale in questione, rinfacciando di aver “scelto di appoggiare i privilegi di chi le passa veline, documentazioni su indagini in corso e sposa le sue cause politiche“. “Viva il giustizialismo!“, è stata la considerazione finale (ironica e amara) di Crosetto.

    Le reazioni

    Non sono mancate altre repliche da parte di chi sostiene convintamente le ragioni del “sì”. Ad esempio Matteo Salvini, leader della Lega, è tornato a denunciare il silenzio e quella che reputa essere una vera e propria censura riservata ai danni dei referendum: “Una vergogna senza precedenti, ladri di democrazia, la casta disperata che prova a difendersi. Motivi in più per votare 5 SÌ per il cambiamento. E chi non vota ha già perso“.

    Anche la leghista Tiziana Nisini, sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si è detta sconcertata dall’entrata a gamba tesa del quotidiano: “Vergognoso boicottaggio. I finti democratici ci danno un motivo in più per votare sì! Cambiare è possibile. Domani facciamo vincere il buon senso per una giustizia più giusta“.

    Non recarsi alle urne è indubbiamente una scelta legittima, che rientra pienamente nelle possibilità garantite e riconosciute dalla sacrosanta democrazia. Ma non sarebbe stato affatto errato porsi una domanda: dopo la cappa di silenzio e lo scarso spazio informativo concesso ai referendum sulla giustizia, era davvero necessario muoversi per fare da sponsor all’astensionismo?


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