Cyborg, il guerriero dell’Azov col braccio di titanio

Mag 10, 2022

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    Ha solo 28 anni e già un passato da guerriero. Con il suo braccio artificiale in titanio e un occhio di vetro, i media ucraini lo chiamano Cyborg. Il suo nome non dice nulla ai più, ma la sua faccia barbuta e l’eloquio in perfetto inglese hanno fatto il giro dei telegiornali internazionali domenica, quando ha risposto per due ore via Zoom alle domande dei giornalisti di tutto il mondo dalle viscere dell’impianto siderurgico escludendo definitivamente la resa, una variante vergognosa neppure presa in considerazione. Ilya Samoilenko è il responsabile dell’intelligence del reggimento Azov, il battaglione di nazionalisti ucraini che sta difendendo da settimane l’acciaieria Azovstal di Mariupol dagli attacchi russi.

    Ha cominciato a combattere per il suo Paese nel 2015, a 21 anni, e pezzi del suo corpo sono andati persi tre anni fa per un missile lanciato dall’esercito di Mosca. “Avevo in mano delle munizioni – ha raccontato in una intervista – quando il missile è caduto vicino a me. Le munizioni sono esplose per l’onda d’urto. La mia mano era maciullata, una scheggia si è bloccata vicino alla carotide. Mi hanno salvato i miei compagni fasciandomi stretto”.

    Appena guarito Cyborg è tornato a combattere perché pensava che il suo obiettivo non fosse stato raggiunto: la pace in Ucraina. Intanto ha maturato un forte senso critico verso la diplomazia e il governo del Paese che difende temendo un compromesso che non consentirebbe la restituzione di tutte le terre occupate dai russi. Perché “se diplomatici e politici sono d’accordo su un po’ di pace, noi militari non proprio. Perché abbiamo combattuto qui, abbiamo versato sangue, siamo morti. E loro sono così: bene, ragazzi, basta così. È molto sbagliato spendere le risorse di persone motivate. Ed è spaventoso che tutti questi anni di guerra siano vani”, ha argomentato.

    Alle critiche sulla natura di destra del battaglione di cui fa parte e alle domande sui motivi che lo spingono a rischiare la vita a ogni momento, Ilya ha risposto semplicemente: “Il mio desiderio di combattere vuol dire che ho bisogno di capire me stesso come cittadino. Come nell’antica Grecia: vuoi essere cittadino? Benvenuto nell’esercito”. La citazione gli è venuta facile, perché prima di unirsi al reggimento che oggi tutto il mondo conosce studiava storia all’Università di Kiev. Cyborg ha anche una madre famosa, Alla Samoilenko infatti è il direttore di casting più famoso del cinema ucraino. Lei ora teme non solo per la vita del figlio, ma anche che col tempo la verità sugli eventi di Mariupol non verrà mai fuori del tutto: “Sto osservando come il web viene ripulito da questioni scomode per le autorità su Mariupol e Azov – ha scritto sui social – la mia famiglia ha bisogno di figli, genitori, fratelli vivi. Quando guardo Ilya, i suoi amici, penso che dovrebbero costruire una nuova Ucraina. Come società abbiamo bisogno di loro vivi. Spero che accada un miracolo”.


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