Da Fico a Taverna e Bonafede. I 49 “veterani” fuori dalle liste

Lug 30, 2022

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La vecchia guardia grillina va a casa. Quelli dello streaming, del vaffa-day, del faccia a faccia in diretta con Bersani nel 2013 per la formazione del governo, dello sbarco sulla luna mai avvenuto, quelli della cavalcata vincente nel 2018: cala il sipario sulla generazione di parlamentari nata sotto la stella di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Da ieri è ufficialmente iniziato il nuovo corso contiano. La tagliola del doppio mandato fa fuori 49 parlamentari tra Camera e Senato. Tutti al secondo mandato. Tutte prime file. Tutti spediti a casa per volontà del fondatore Beppe Grillo che non ne ha voluto sapere di deroghe ed eccezioni. La decisione era nell’aria. Ieri si attendeva l’ufficialità. I parlamentari, al secondo mandato, vagavano in Transatlantico in attesa della chiamata per il braccio della morte. Volti scuri e umore a pezzi aspettando il verdetto. Che arriva poco dopo le 14. È finita. Cala il gelo e la disperazione. Si deve dire addio ai Palazzi. Ai benefit. La regola sul limite del doppio mandato non si cambia. Escono di scena i big dell’era gialloverde: gli ex ministri Alfonso Bonafede, tra i più delusi che aveva sperato fino all’ultimo nella deroga, Riccardo Fraccaro, Danilo Toninelli e Giulia Grillo. Cadono tante teste eccellenti. Una su tutte quella del presidente della Camera Roberto Fico. Sembrava vicina la deroga per il numero uno di Montecitorio. Nulla da fare. S’era ipotizzato per Fico un trasloco a Bruxelles alle prossime elezioni europee. Ma la conferma in toto del limite al doppio mandato preclude la strada a Fico anche per una candidatura alle Europee. Grillo è stato irremovibile. Potrà invece usufruire del «mandato zero», deroga introdotta dall’allora capo politico dei Cinque stelle Luigi Di Maio, Chiara Appendino. L’ex sindaco di Torino, nonostante i due mandati (uno da sindaco e l’altro da consigliere comunale) potrà tentare la strada della candidatura al Parlamento il prossimo 25 settembre. Il mandato zero non calcola nel computo dei due mandati l’incarico da consigliere comunale o municipale. Anche se sull’ipotesi di una candidatura al momento nessuna decisione è presa: «Le notizie sulla possibile corsa per un posto in Parlamento nella lista dei 5 Stelle – precisano le stesse fonti – sono solo indiscrezioni non attribuibili ad Appendino che comunicherà le sue eventuali scelte nei prossimi giorni». Dubbi sulla posizione dell’ex primo cittadino di Roma Virginia Raggi.

Tra i ministri uscenti dovranno fare le valigie Fabiana Dadone e Federico D’Incà.
Si salva Stefano Patuanelli al primo mandato. Mentre il ministro D’Incà è pronto al passaggio in un nuovo movimento politico con l’ex capogruppo Davide Crippa. Giulia Grillo plaude alla scelta: «Ha fatto bene Conte, me torno a fare il medico».

Altro big che salta è Vito Crimi, ex capo reggente del Movimento e primo capogruppo del Movimento al Senato, insieme a Roberta Lombardi, nel 2013. Il vicepresidente del Senato Paola Taverna accetta con ironia il verdetto: «Il Movimento 5 Stelle è figlio di una visione, un sogno che ha saputo farsi realtà portando nei palazzi la voce di chi non veniva ascoltato. Ringrazio tutti voi per avermi dato la possibilità di essere parte di quella voce in questi 10 anni. Sorrido pensando che forse l’eco delle mie urla contro il sistema e le sue storture continuerà a sentirsi ancora per qualche tempo a Palazzo Madama. Un’esperienza meravigliosa, che ho cercato di interpretare nel migliore dei modi, al servizio esclusivo del Paese, delle istituzioni e dei nostri valori fondanti. Dal Movimento ho avuto tanto. Al Movimento ho dato tanto, come è giusto che sia quando si crede in qualcosa e si è spinti da ideali alti. È il momento di guardare avanti e di farlo tutti insieme. Con l’entusiasmo delle origini e la voglia di cambiare che ci ha consentito di vincere tante battaglie. Io c’ero, ci sono e ci sarò sempre». Rosica. Proprio la Taverna fu protagonista del post (poi rimosso) contro Grillo sul doppio mandato. Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia: «Accetto la decisione e spero sia la migliore per il Movimento». C’è un ultimo spiraglio: in molti sperano di essere candidati da indipendenti nei collegi uninominali qualora il Movimento stringesse un’alleanza con la sinistra di de Magistris. Ultima carta da giocare.


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