• Da scrittore a scrittore: pronto a non querelarmi se ti dico “mafioso”?

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    Caro Roberto Saviano, posso dirlo? Che due palle.

    Ma cosa significa «ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende per quanto dure esse siano»? Io sono uno scrittore, e in venticinque anni sono stato processato per le parole che ho scritto, perfino querelato da Beatrice Borromeo, tra l’altro per un pezzo di satira su Annozero, trasmissione di Michele Santoro. Ma non ho mai ritenuto di avere un’immunità giudiziaria. Oltretutto riferendoti a una cosa che hai detto in televisione, che neppure hai scritto in un articolo, né in un’opera di fiction.

    Anzi, mi sono sempre ritenuto responsabile per le parole che scrivo, proprio perché sono uno scrittore e non un imbianchino, e vale perfino per le mie opere. Sarà che il mio maestro fu Aldo Busi, che in Sodomie in corpo 11 denuncia l’Italia al contrario, per non avere mai ritenuto pericolose le sue parole: «Mi tengono in prigione lasciandomi in libertà».

    Non siamo in Iran né in Russia, uno scrittore può scrivere quello che vuole, ma in quanto scrittore dentro una democrazia non deve fare la vittima di fronte a chi si ritenga diffamato per una sua parola, deve difendere quel diritto, altrimenti è un pensiero mafioso. A proposito, se io ti dessi del mafioso deduco non mi quereleresti in nome della libertà di parola. Tuttavia non lo faccio, sebbene rispetto ai miei primi libri ho dovuto aspettare anni prima che le mie opere fossero accettate in Mondadori, perché attaccavo te e Antonio Franchini, direttore della narrativa, mi disse che finché c’eri tu in Mondadori non avrebbero potuto prendermi, infatti sono entrato in Mondadori quando tu passassi in Feltrinelli. Lo scrissi anche pubblicamente, e non ci fu una tua mezza parola di smentita. In compenso nel frattempo Gomorra diventò una serie tv, sei un vero pericolo come scrittore.

    Oh, adesso vedo che si è schierata in tua difesa anche Michela Murgia, la femminista sarda cattolica, altra intoccabile. Dice che processando te si mette a rischio la libertà di parola.

    È la stessa Murgia che l’anno scorso, per averla criticata, organizzò un boicottaggio con un appello che fu firmato da migliaia di femministe affinché i miei editori, Mondadori, La Nave di Teseo, Giunti, anche il Giornale, non pubblicassero i miei libri e i miei articoli. Una vera e propria fatwa. Nessuno le ha ascoltate perché non siamo in Iran né in Russia appunto, però pensa che idea di libertà di parola.

    In uno Stato di diritto la libertà di parola è bilanciata dalla libertà di difendersi dalle parole, e in questo dovrebbe credere uno scrittore che crede nella libertà. Se poi invece credete solo nella vostra libertà, possiamo dire che sono liberali anche i mullah che impiccano omosessuali e lapidano donne adultere. Nessuno ti mette a tacere, e la retorica vittimistica del potere contro uno scrittore che si ritiene intoccabile puzza molto. Anche perché sarai processato in un tribunale da un pubblico ministero, ci sarà un giudice, insomma sono quelli che combattono la mafia, e sia tu che il presidente del Consiglio o chiunque altro sarete trattati nello stesso modo, come cittadini.


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