• Da sinistra fango su fango “L’alluvione? Colpa di Fdi”

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    Cinquant’anni di giunte regionali di centrosinistra per poi provare a scaricare almeno una parte delle responsabilità degli effetti dell’alluvione abbattutasi nelle Marche all’amministrazione guidata da Francesco Acquaroli, che governa solo dal settembre 2020: in questa campagna elettorale abbiamo assistito anche a questo. Il tutto pur di provare a mettere in discussione il «modello Marche», che è riconducibile al leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni (Acquaroli è un esponente di punta di Fdi ) e al centrodestra tutto. E che quindi può e anzi dev’essere sottoposto al fuoco di fila, secondo i dettami della strategia comunicativa di Enrico Letta e dei suoi.

    Succede così che l’ex assessore regionale Angelo Sciapichetti, che è del Partito Democratico, citi dalle pagine di Repubblica due «vasche» – quelle di seminazione, che servirebbero a contenere le esondazioni del Misa – che l’ex Giunta di centrosinistra aveva «finanziato». Un progetto a cui Acquaroli non avrebbe dato seguito con celerità, stando a quanto sostenuto dal dem. Sempre Repubblica, però, spiega come di quelle vasche si parli «da trent’anni». Gli stessi in cui nelle Marche ha sempre governato il centrosinistra. Lo stesso che oggi, certo non senza faccia tosta, accusa Acquaroli, che dimora in Piazza Cavour da soltanto un biennio. Un tempo attraverso cui si può di sicuro fare molto ma che non è paragonabile a quello avuto dal Pd.

    Poi c’è il dato scientifico, con il comunicato diramato dal Centro funzionale multirischi della Protezione civile regionale, che spiega quali fossero le reali possibilità d’intervento: «Un fenomeno meteo impossibile da prevedere nella sua intensità e sviluppo con le attuali conoscenze disponibili», viene premesso. E ancora: «Caratteristica dei temporali auto – rigeneranti viene annotato – è quella della stazionarietà: il temporale continua a riformarsi sempre nello stesso punto e va a interessare sempre le stesse zone, anche per alcune ore. Sono fenomeni la cui previsione è estremamente difficoltosa, sia perché sono molto rari e sia perché le dinamiche che li generano implicano spesso la presenza di configurazioni a scale molto piccole di difficile individuazione». Il proseguo non ha bisogno di commenti: «In questo caso, gli elementi previsionali per stimare un’estensione e persistenza di fenomeni così intensi sono stati del tutto assenti. Anche nella vigilanza, a livello nazionale, tali fenomeni non sono stati assolutamente segnalati», si legge. Fonti del Giornale ci hanno inoltre spiegato come il quantitativo di pioggia caduto corrisponda a quello che ci si aspetterebbe in sei mesi. La conclusione del medesimo comunicato del Centro funzionale multirischi riguarda l’allerta, un altro tema centrale di questa fase in cui qualcuno cerca di distribuire responsabilità politiche: «Sostanzialmente quello che doveva essere uno scenario da allerta gialla per temporali (effetti localmente intensi e rapidi, ma di estensione limitata), si è invece evoluto in uno scenario più complesso e diffuso sul territorio».

    La smentita politica spetta all’Assessore Stefano Aguzzi, di Forza Italia, che ha la delega alle Infrastrutture: «L’allerta era stata rilasciata con la giusta tempistica e anche con la corretta individuazione delle aree. Il problema è che tra la realtà e le previsioni possono esistere differenze. Questa volta è successo qualcosa fuori criterio. Nelle Marche non aveva mai piovuto in modo così repentino e forte. 48 cm in due ore e mezza: siamo quasi a mezzo metro d’acqua. E, sempre in due ore, una quantità d’acqua incredibile si è riversata a valle». E le accuse mosse sul Misa? «Nell’ultimo anno è stato ripulito, almeno vicino Senigallia – ricorda Aguzzi – . E sono stati fatti interventi importanti, sempre vicino Senigallia. Le aree del cantiere di Bettolelle, che noi abbiamo appaltato ad aprile dopo quarant’anni di chiacchiere, sono state inondate. Per noi è una beffa. Siamo stati noi a finanziare l’opera e ad intervenire. Ma questa piena avrebbe sommerso anche il Po», conclude.


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