• Dagli osanna ai silenzi: il caso Soumahoro imbarazza la sinistra

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    Dagli osanna intonati a gran voce ai silenzi imbarazzati. Dalle lodi sperticate ai sussurri. Di colpo attorno a Aboubakar Soumahoro è calato uno strano silenzio. E il colmo è che a tacere sono stati proprio i progressisti nostrani che fino all’altro ieri lo elogiavano senza mezze misure. Il parlamentare di origini ivoriane era diventato una vera e propria icona, sin dal suo arrivo a Montecitorio con degli stivaloni da lavoro. La sua recente visita sulla nave Ong Humanity 1, poi, lo aveva reso un paladino degli anti-Meloni: un emblema dell’opposizione al nuovo governo di centrodestra. Ora, tuttavia, a fronte delle notizie arrivate dalla Procura di Latina, quelle voci entusiastiche di sono di stranamente spente.

    Il silenzio della sinistra sul caso Soumahoro

    Il fascicolo esplorativo, al momento senza ipotesi di reato, aperto sulla gestione delle due cooperative della moglie e della suocera di Soumahoro ha forse innescato qualche disagio tra i progressisti, di colpo indecisi sul da farsi. Commentare la vicenda o tacere in attesa di eventuali sviluppi? Così il deputato ivoriano si è ritrovato a difendere la propria famiglia in totale solitudine. “Stanno provando a infangare la mia persona su una vicenda in cui non c’entro nulla. A chi in queste ore sta usando i miei affetti per colpirmi dico solo: ci vedremo in tribunale. Non ci fermeranno“, ha affermato il parlamentare su Facebook, precisando di non essere indagato né coinvolto nella vicenda. Ma dai colleghi che fino all’altro ieri lo incensavano, sino al punto da considerarlo il “Papa straniero” tanto atteso dal Pd, nessuna espressione pubblica di sostegno. Enrico Letta? Non pervenuto. Orfini e Orlando? Spariti anche loro. Boldrini? Assente. Il tutto, a fronte di discussioni e polemiche che non accennano ad affievolirsi (Fdi ha annunciato un’interrogazione parlamentare sull’inchiesta esplorativa della procura di Latina).

    La difesa di Ilaria Cucchi

    L’unica personalità di sinistra a far sentire la propria voce è stata Ilaria Cucchi. “La vicenda che pare coinvolgere la famiglia di Abubakar Soumahoro se vera, sarebbe gravissima. Riguarderebbe la violazione dei diritti fondamentali dell’essere umano, tema sul quale, io, non faccio sconti a nessuno, anche perché l’ho vissuto, drammaticamente, sulla mia pelle“, ha affermato la parlamentare, dicendosi “certa che Abubakar Soumahoro saprà fare chiarezza”. E ancora: “Anche io, come lui, sono fiduciosa nel lavoro della magistratura. I miei valori sono la mia storia e, posso permettermi di dirlo, la ‘nostra’ storia. La storia di chi, insieme a me, ha lottato passo dopo passo per portare alla luce le istanze di chi non ha voce. E su questi principi andremo avanti, insieme. Sempre“.

    Il graffio del centrodestra a Boldrini e Soumahoro

    Il silenzio dei progressisti sulle notizie trapelate è stato però notato nel centrodestra. La deputata della Lega Simonetta Matone, al riguardo, ha incalzato: “Vorremmo sapere dall’onorevole Boldrini se oggi premierebbe nuovamente Marie Terese Mukamitsindo, a capo della cooperativa Karibù, che a Latina lotta contro il caporalato ma poi pagherebbe i suoi dipendenti, quando si ricorda di farlo, a nero, di fatto sfruttandoli. E chiediamo all’onorevole Soumahoro se era questo che intendeva quando, entrando a Montecitorio, diceva di voler tutelare ‘chi vive nel fango della miseria e del caporalato’, la ‘miseria di chi non riesce a pagare la bolletta e l’affitto’. Perché apprendere, ove le notizie fossero confermate dall’inchiesta dei magistrati di Latina, di minorenni lasciati in condizioni di sofferenza senza cibo, acqua o luce rischia di ridimensionare, e di molto il suo ruolo di paladino degli ultimi“.

    Il sostegno di Mimmo Lucano

    A difendere apertamente Soumahoro e la sua famiglia, in compenso, ci ha pensato Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace. “È una delegittimazione mediatica che si ripete sempre uguale quando qualcuno si batte per la tutela dei diritti delle persone più deboli. È un conto da pagare, quasi un effetto collaterale obbligato“, ha contestato l’ex primo cittadino condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi di carcere per le sue politiche sull’accoglienza dei migranti.


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