• Dai tricolori ad Aragorn, piazza del Popolo in festa

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    C’è il brivido del ritorno dei leader, visto che Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi non salivano insieme su un palco dal gennaio 2020, a Ravenna, a sostegno della candidatura di Lucia Borgonzoni. C’è il desiderio di vivere insieme la vigilia di un appuntamento elettorale che potrebbe fare la storia e restituire dopo 11 anni all’Italia un governo di centrodestra, sia pure con equilibri e gerarchie diverse da quelle consuete. C’è la volontà di ritrovarsi come popolo, di mostrare all’esterno che le divisioni, se ci sono, non appartengono certo a un elettorato che si percepisce come appartenente a una stessa famiglia e cultura politica.

    A Piazza del Popolo si conclude la breve, ma intensa estate calda del centrodestra e della politica italiana, una campagna elettorale vissuta tra piazze infuocate e località di villeggiatura, in un continuo slalom tra i quotidiani attacchi, personali e politici, provenienti dal centrosinistra. Il clima è di festa, le tensioni che hanno segnato altri comizi – complici le azioni di disturbo organizzate dai vari gruppi di oppositori – per un giorno sono azzerate.

    Dal primo pomeriggio davanti al palco si ritrovano i ragazzi di Fratelli d’Italia che conquistano il centro della piazza. Prendono forma i gazebo di tutti i partiti della coalizione, dalla Lega a Forza Italia fino a quello di Noi Moderati. «Mamma mia che spettacolo» dice Matteo Salvini, guardando le bandiere che sventolano e prima di chiedere al pubblico in piazza di farsi sentire per mandare «un avviso di sfratto a Gualtieri e Zingaretti, riusciti a fare peggio persino di Virginia Raggi». È l’azzurro il colore dominante. Sventolano i tricolori, ma sono tante le bandiere di Fratelli d’Italia e di Forza Italia che si confondo con i palloncini e magliette azzurre della Lega.

    Lo slogan della coalizione «Insieme per l’Italia» sullo sfondo blu sovrasta i simboli dei partiti appena visibili alle spalle dei leader dei vari partiti mentre un enorme striscione in mezzo alla piazza dice «Noi siamo Giorgia». È «Tempo di Patria», si legge in un altro, mentre c’è chi alza cartelli più piccoli con scritto «Basta naufraghi a pagamento» e «Italia calamita di clandestini». C’è anche un po’ di orgoglio rosa con lo striscione «Auguri e figli femmine». E poi le bandiere di Gioventù Nazionale e quelle dei ragazzi che indossano la maglietta con una frase di Virgilio: «Sit romana potens Italia Virtute Propago», «Sia la potenza romana discendente dall’Italica virtù». I giovani di Forza Italia, invece, badano al soldo: «Meno tasse più lavoro», recita il loro striscione.

    Giovanni Donzelli, una delle anime dell’organizzazione, controlla che i meccanismi funzionino senza intoppi. Poco prima delle 18.30 arriva Silvio Berlusconi, brivido da rockstar e il backstage si anima, con un applauso che scatta tra i presenti. E mentre Maurizio Lupi si prende il palco, Giorgia Meloni e Matteo Salvini – dopo le piccole tensioni degli ultimi giorni sullo scostamento di bilancio a copertura del caro bollette – parlano fittamente, scherzando e ridendo insieme.

    L’accoglienza per Berlusconi è calda e trasmette entusiasmo al leader di Forza Italia che si riprende il palco con naturalezza, da animale politico di razza. Matteo Salvini alterna programma e richiami identitari. E poi la chiusura affidata a Giorgia Meloni. Per la sua presentazione sale sul palco Pino Insegno che citando Aragorn, da lui doppiato nel Signore degli Anelli, introduce la leader di Fratelli d’Italia. Con voce profonda e toni epici scandisce: «Verrà il giorno della sconfitta, ma non è questo il giorno». L’ovazione scatta immediata. Qualcuno tra i presenti tocca ferro, sorridendo.


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