“Dal cinema al fumetto e ritorno”. A rimini le tavole dei più talentuosi artisti italiani dedicate a Fellini.

Il progetto nasce dall’idea di reinterpretare le locandine di alcuni film di Fellini, come omaggio evocativo e gioioso a uno dei più grandi artisti del ‘900 e al suo amore per il disegno ed in particolare per il fumetto, linguaggio che entrerà prepotentemente nel suo processo creativo, influenzando gran parte dei suoi film.

La passione di Fellini per il fumetto, infatti, si perde nei vividi ricordi dell’infanzia riminese. È il primo contatto con un mondo immaginato che si esprimeva con le matite, con le penne, con i colori, qualcosa che non aveva a che fare con la scuola, con la chiesa, con la famiglia. 

Il fumetto, quindi, rappresenta nella psicologia enell’immaginazione del Maestro riminese in primis, e più in generale di intere generazioni a venire, il contatto con la fantasia, il sorriso, l’allegria. 

Fellini ha continuato a disegnare per tutta la vita: per fissare i caratteri di un personaggio, per abbozzare i lineamenti di una scenografia, per istruire i collaboratori. Ma anche soltanto per divertimento, per il puro piacere di esprimere la propria debordante fantasia, per il gusto di esplorare in modo immediato, libero, gioioso le zone più misteriose e profonde della propria psiche.

“Quel suo modo di raccontare storto, fatto di libere associazioni, di giochi poetici, di pernacchie e visioni celesti – ricorda Igort – mi è sempre stato vicino, anche quando crescendo sarei diventato un rompiballe, uno di quelli che il fumetto lo smontava e lo rimontava alla maniera cubista. L’epoca del gruppo Valvoline, primissimi anni Ottanta, quando con altri autori ci muovevamo come un collettivo delle avanguardie storiche sulle pagine di “Linus”, “Alter”, “Frigidaire”, era anche questa, per me, benedetta dal metodo felliniano che privilegiava l’accidente narrativo alla linearità, l’incursione poetica alla solidità quadrata da scuola di sceneggiatura”.

“La Strada, del 1954, fu il primo film di Fellini a valergli fama internazionale – aggiunge Leila Marzocchi – La narrazione ha come sfondo il passaggio verso la modernità di un’Italia ingenua e contadina: un accerchiamento culturale aggressivo, narrato nelle immagini di periferie desolate in cui si muovono i personaggi, chiusi nel proprio mondo poetico e nelle proprie difficoltà materiali, inconsapevoli del fatto che il loro mondo sta per essere cancellato. È proprio il tramonto di questo mondo, di cui lo spettatore è consapevole, ma che i personaggi ignorano, a dare alla pellicola il suo carattere di malinconia lancinante. Nel creare l’immagine della locandina mi sono concentrata sul carattere dei personaggi principali: l’ingenuità disarmante di Gelsomina, la brutalità sorda di Zampanò e la levità angelica e giocosa del Matto”.

Al termine Igort ha incontrato il pubblico al cinema Fulgor prima della proiezione di 5 è il numero perfetto, film da lui diretto nel 2019 e interpretato da Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso. Il film ha ottenuto, fra i molti riconoscimenti, il David di Donatello 2020 e il Nastro d’Argento 2020 per la migliore attrice non protagonista, Valeria Golino.

LE BIOGRAFIE DEGLI AUTORI

Igort lavora dalla fine degli anni Settanta come autore di fumetti, illustratore, saggista e musicista. Vive tra Parigi e la sua Sardegna. Alla fine degli anni Settanta alcune tra le sue prime storie appaiono sulla rivista “Il pinguino”, da lui fondata, alla quale parteciperanno anche Giorgio Carpinteri, Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Roberto Baldazzini. Nel corso degli anni Ottanta i suoi fumetti appaiono sulle pagine di molte riviste nazionali e internazionali tra cui “Linus”, “Alter”, “Frigidaire”, “Metal Hurlant”, “L’echodesSavanes”, “Vanity”, “The Face”. Scrive i suoi articoli, saggi, riflessioni, per Il Manifesto, Reporter, Il Corriere della Sera, Repubblica. Nel 1983, insieme a Brolli, Carpinteri, jori, Kramsky e Mattotti, è fondatore di Valvoline, un gruppo di autori che -ispirandosi alle pratiche delle avanguardie storiche- scombussola le regole del fumetto d’avventura tradizionale. I suoi lavori arrivano in America e Giappone. Nella seconda metà degli anni Ottanta fonda numerose riviste tra le quali “Dolce vita”, “Fuego”, “Due”, “Black”. Le sue opere sono regolarmente pubblicate in Francia e in numerosi altri paesi.

Giorgio Carpinteri come fumettista esordisce sulla rivista “Il Mago” a 18 anni, negli anni Settanta. La maturità del suo stile, considerato “cubo-futurista” dalla critica, si manifesta nel 1980, quando collabora con Frigidaire. Poi pubblica “Linus”, “Alter”. Le sue storie sono state pubblicate in Grecia, Francia, Spagna, Usa, Germania. Ha realizzato campagne pubblicitarie e spot commercial per vari prodotti (Piaggio, Batida, Sciroppi Toschi). Dal 1986 comincia a lavorare, come art-director (video-grafico) per RAI1. Poi diventa autore televisivo e Art-Director creativo di una società di produzione (theBlogTV), fino al 2016, creando una cinquantina di format venduti a molti Broadcast (da Disney-Channel a Rai5, Rai2, NatGeo, Discovery Real time, etc.).

Dal 2016 torna a disegnare fumetti, dipingere ed illustrare.

Grazia La Padula nata nel 1981 fa il suo esordio nel mondo del fumetto nel 2009, in Francia, collaborando con le case editrici BDJazz (StéphaneGrappelli del 2009 e EarthaKitt del 2016) e Paquet. Per quest’ultima pubblica “Le jardin d’hiver”, grazie al quale riceve il premio Écureuildécouverte 2010. In Italia pubblica storie brevi nell’antologia Zero tolleranza (edizioni Beccogiallo) e sulla rivista Mono (Tunué). Fra il 2011 e il 2014 escono, nuovamente per “Paquet”, i due volumi di “Leséchosinvisibles”, realizzati su testi e sceneggiatura di Tony Sandoval. Nel 2015 la versione integrale di questo graphicnovel viene pubblicata in Italia da Tunué in un volume unico con il titolo “Echi invisibili”. Nello stesso anno lavora al suo primo libro d’autore, realizzando testi e immagini di “Là oùdortla lune”, pubblicato nel 2016 dalla casa editrice francese Marmaille et compagnie.

Leila Marzocchi è nata a Bologna nel 1959. Dal 1985 si occupa di illustrazione e fumetto. Ha pubblicato sui quotidiani “Reporter”, “Il Manifesto”, “L’Unità”, e sulle riviste “Zoom”, “Accaparlante”, “Consumatori”, “Dolcevita”, “Comic Art”, “Mondo Naif”. Nel 1990 ha fondato -con altri autori tra cui Igort, Gabos, Carpinteri- la rivista “Fuego” pubblicandovi la serie “Lagrima de la Pasion” che dal 1993 verrà pubblicata dalla rivista  Comic Art. Ha collaborato con periodici francesi e giapponesi. Ha pubblicato BagolinoMonogatari(Centro Fumetto Andrea Pazienza), Il camioncino rosso (Biber, 2000) e Il calendario di Pillo (Biber, 2001). Nel 2015 è uscito, con suoi disegni, il volume Dieci elegie per un ossobuco. Fra i riconoscimenti, il premio “KodanshaMorning Manga Fellowship”, Tokyo ed il premio Gran Guinigi a Lucca Comix and Games. Attualmente pubblica sulla rivista Linus le strisce del “Mondo di Niger” e sulla rivista Internazionale illustrazioni e reportage. È in preparazione il libro a fumetti: Di mio padre non hanno trovato niente,la cui uscita è prevista nel 2022.

Andrea Serio è nato a Carrara nel 1973. Illustratore e fumettista, da vent’anni dedito alla tecnica del pastello e della matita colorata, i suoi disegni sono stati esposti in importanti manifestazioni nazionali e internazionali.

Ha realizzato numerose copertine per romanzi, riviste e dischi, manifesti, libri per bambini e graphicnovels. Nel 2017 gli è stata dedicata una esposizione personale presso la GalerieGlénat di Parigi. Nel 2018 è uscito l’artbook, “Seriously” (Spaceman Project Editions), antologia dei lavori più rappresentativi di quasi vent’anni di attività. Tra le sue collaborazioni più recenti: Linus, Edizioni Oblomov, Feltrinelli, Topipittori, Le NouvelObservateur, La RevueDessinée, Magnard Jeunesse, BayardEditions, KleinerFlug, Einaudi, Mondadori, La Stampa, Seuil Jeunesse. Dal 2012 è docente della Scuola Internazionale di Comics, presso le sedi di Torino e Firenze.


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