• Dal falco grillino alla passera scopaiola: si affidano ai volatili per fermare le opere

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    Il «No» degli ambientalisti fa eco da nord a sud. Un ritornello stonato che risuona per i cantieri di mezza Italia. Un «No» a priori (spesso ideologico) in nome della tutela dell’ambiente che rallenta, ferma e, nel peggiore delle ipotesi, blocca le opere pubbliche. Un «No» fatto da battaglie legali e carte bollate che ingolfano i tribunali che, spesso, gli danno ragione. Come il Tar della Puglia che ha deciso di bloccare lo snodo ferroviario di Bari sud. Un’opera del Pnrr da 406 milioni di euro. Troppo impattante per le case vicine e, soprattutto, per gli alberi di carrube radicate in quel terreno dove, invece, sarebbero dovuti passare i treni ad alta velocità. Il progetto è da rifare come anche quello per la nuova strada statale Orte–Civitavecchia. Questa volta nel cuore della Tuscia. Il Tar del Lazio dopo la denuncia delle associazioni ambientaliste ha deciso di bloccare i lavori. Risultato? Una superstrada interrotta a 14 chilometri dalla fine che costringe gli autotrasportatori ad attraversare una serie di piccoli centri abitati dell’entroterra per raggiungere il porto di Civitavecchia. Il motivo? Lungo le sponde del fiume (dove sarebbe dovuto sorgere il ponte) in estate nidifica il falco grillaio. A mettersi di traverso contro il progetto dell’Anas la Lipu, il Wwf e Italia Nostra. Il rischio è che il falco possa essere investito dai mezzi in transito. Dal falco alla passera scopaiola. Sempre a Bari, in Puglia, il coro del «No» degli ambientalisti ha fermato i lavori di un altro nodo ferroviario (un progetto del Pnrr) per proteggere la nidificazione della passera. Il primo stop (a luglio) è stato superato grazie ad un intervento normativo del governo ai tempi di Mario Draghi. Ma la battaglia è assicurata. In Molise, invece, dopo una lunga lotta, ad aprile 2022, sono stati affidati i lavori per il raddoppio ferroviario della tratta Termoli – Ripalta. Un’opera ostaggio dei soliti «No» per vent’anni. La scusa? La nidificazione di un altro uccello, quello fratino. A Lesina, invece, dopo le proteste degli attivisti i treni ad alta velocità dovranno marciare a vista per non investire il rospo smeraldino. Parola del ministero della Transizione ecologica che, dopo la denuncia delle associazioni, ha redatto un parere di cento pagine. Puntigliose indicazioni che dovranno osservare i costruttori della nuova linea per salvare i rospi e i tritoni. La stessa specie animale che impedisce addirittura l’abbattimento e la ricostruzione del ponte Diana in Sardegna. Causando non pochi problemi ai cittadini. Isolati. L’elenco delle opere ferme è lungo. Come quello delle battaglie perse dagli ambientalisti. Per nostra fortuna. Fosse stato per il coro dei «No» non avremmo oggi il Tap e il gas dall’Azerbaijan. La spiaggia di San Foca (a rischio per gli ambientalisti) è salva. Oggi lì sventola la bandiera blu. Come il colore del mare. Nonostante il gasdotto. Alla faccia dei no.


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