Dal Molise a Marcinelle ‘identificare le vittime senza nome’

Ott 5, 2021

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    (ANSA) – BRUXELLES, 05 OTT – Dell’ultima volta in cui Michele
    Cicora vide suo padre Francesco, non resta che una foto e pochi
    ricordi sbiaditi dal tempo. “Avevo quattro anni, mio padre era
    tornato a casa, a San Giuliano di Puglia, in Molise, per
    preparare la partenza di mio fratello, allora diciassettenne, in
    Venezuela. Al suo viaggio era legata la speranza del ritorno di
    nostro padre in Italia”, spiega. Passarono due mesi da
    quell’incontro. E mentre il fratello di Michele raggiunse il
    Venezuela, il padre, tornato in Belgio, perse la vita
    inghiottito dall’incendio che scoppiò l’8 agosto 1956 nella
    miniera di carbone di Marcinelle.
        Michele, 69 anni, è l’ultimo dei sette figli di Francesco.
        Professore di italiano a Londra, ora in pensione, è volato a
    Marcinelle per assistere all’inizio degli scavi per riesumare e
    identificare con test del Dna i corpi di 17 vittime, mai
    ufficialmente riconosciute, custodite nel sacrario del Bois du
    Cazier, il memoriale della tragedia di Marcinelle divenuto
    patrimonio dell’Unesco.
        Tombe anonime in cui potrebbe giacere anche la salma di
    Francesco Cicora. “I corpi erano bruciati, mutilati. Già dal
    terzo giorno fu difficile, in alcuni casi impossibile,
    identificare i corpi”, racconta il professore. L’incendio di
    Marcinelle costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani.
        Nelle viscere della miniera continuarono a essere trovati
    cadaveri fino all’anno successivo, l’ultimo fu rinvenuto nel
    novembre del 1957.
        “Abbiamo saputo che nostro padre era in miniera al momento
    della tragedia grazie alla testimonianza di una donna che gli
    affittava un piccolo appartamento”, racconta Michele. La donna
    riconobbe una scarpa e una maglietta che il minatore molisano
    indossava quel giorno, niente di più. Con il tempo, il
    perfezionarsi dei test genetici ha acceso una speranza nel
    professor Cicora che nel 2019 ha scritto alle autorità belghe e
    italiane per chiedere di effettuare un test del Dna su quelle 17
    vittime senza nome. Tre anni dopo, la richiesta è stata accolta
    e secondo gli esperti, il lavoro potrebbe concludersi entro la
    prossima commemorazione della tragedia, nell’agosto 2022.
        (ANSA).
       


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