“Dalla sanità ai rifiuti, non c’è un problema risolto”. Nel Lazio finisce l’era Zingaretti

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Dopo dieci anni alla guida della regione Lazio Nicola Zingaretti firma le dimissioni da governatore. L’ultimo atto, l’intervento in occasione del decimo giudizio di parifica dell’ente alla Corte dei Conti. Il passo successivo sarà lo scioglimento del consiglio regionale, previsto per il 13 novembre, che determinerà la road map verso le elezioni. La data più accreditata per il voto, quindi, è quella del 12 febbraio.

In campo per prendere il posto dell’ex segretario Dem c’è già l’assessore alla Sanità uscente Alessio D’Amato, che ha ricevuto l’endorsement di Carlo Calenda e che oggi alle 18 dovrebbe ufficializzare la sua candidatura dal palco del teatro Brancaccio di Roma. Il leader di Azione chiede al Pd di convergere sul braccio destro di Zingaretti, anche in considerazione delle frizioni con il M5S sul nodo del termovalorizzatore di Roma. L’ormai ex presidente ieri, durante la conferenza per la presentazione del rapporto di fine mandato al Tempio di Adriano, ha ammonito i pentastellati: “Chi divide e rompe l’unità sbaglia perché non ce ne sono i motivi”.

Ma le parole pronunciate da Giuseppe Conte rischiano di mettere una pietra tombale sul sogno del campo largo. Non a caso ieri gli esponenti grillini della giunta non si sono presentati, tranne qualcuno arrivato in extremis. Zingaretti ha buttato acqua sul fuoco, finendo però per sconfessare il collega di partito Roberto Gualtieri: “La Regione non ha mai autorizzato e non autorizzerà nessun inceneritore, lo abbiamo deciso noi da anni e non lo decide certo Giuseppe Conte. La scelta di Gualtieri per Roma riguarda la città, per far fronte ad una situazione che Roberto ha ereditato drammatica, di dieci anni di niente”. Anche Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si propongono come mediatori per rimettere insieme l’alleanza giallorossa. Ma la sfida si preannuncia difficile.

E mentre la sinistra cerca di ricomporre i pezzi dell’alleanza, il centrodestra, che in Lombardia sosterrà compatto Attilio Fontana, è al lavoro per trovare il nome del proprio candidato. Il profilo dovrebbe essere individuato a giorni. “Al massimo entro qualche settimana”, assicura il consigliere di Forza Italia, Giuseppe Simeone. L’azzurro traccia l’identikit: “Dovrà essere un candidato inclusivo, competente e conosciuto”. “Queste – spiega al Giornale.it – saranno elezioni che non avranno una particolare attenzione mediatica, per questo è necessario trovare una figura che attiri su di sé i riflettori. Ben venga una donna, l’importante però non è il genere ma il merito: dovrà avere le carte in regola per affrontare la campagna elettorale, vincerla e soprattutto saper governare una regione importante e complicata, con all’interno Roma, che è una regione nella regione”.

L’ultima parola spetterà al partito di Giorgia Meloni, per una questione di peso elettorale. Le voci che circolano parlano di un candidato “politico”. Da settimane si rincorrono almeno tre nomi: quello del presidente della Croce Rossa, Francesco Rocca, dell’ex consigliere regionale Chiara Colosimo, che ha denunciato per prima lo scandalo delle mascherine fantasma, eletta alla Camera dei Deputati nell’ultima tornata elettorale, e del vicepresidente dell’Aula di Montecitorio, Fabio Rampelli. Giancarlo Righini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, è convinto che il “combinato disposto tra il risultato straordinario ottenuto dal centrodestra alle politiche e la pessima eredità che lascia Zingaretti porterà il centrodestra a vincere le elezioni”. “Sono sicuro che sapremo individuare il miglior candidato possibile, la coalizione – assicura – è coesa e il governo nazionale contribuisce a rafforzare il quadro”.

“Zingaretti continua a fare annunci per risollevare il morale delle truppe, che però sono allo sbando, ma ora è tempo di una sana alternanza anche in regione”, commenta anche il collega leghista Daniele Giannini. L’esponente del partito di Matteo Salvini si augura che la scelta ricada su una figura politica. “La stagione, anche a livello nazionale, – è convinto – è quella del ritorno della politica sui tecnici e sui candidati civici: è alla politica che spetta governare questi processi”.

Il giudizio sul decennio zingarettiano è una bocciatura senza appello. “Tra la segreteria del Pd e la corsa al seggio in Parlamento il governatore si è occupato di tutt’altro: il piano rifiuti è stato un libro dei sogni che ha lasciato tutto intentato, la sanità è sotto organico, sulle crisi aziendali la regione è sempre stata assente”, attacca Giannini. “Non c’è un solo grande tema regionale che è stato risolto, dalla sanità ai trasporti, dai rifiuti ai servizi sociali”, gli fa eco Righini. “L’ultima beffa – denuncia – è stata l’approvazione notturna del collegato al bilancio: doveva affrontare le conseguenze del caro bollette e invece si è rivelato un’ultima mancia per accontentare gli appetiti della maggioranza”.


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