Decreto Aiuti, Bonomi deluso. “Italia a rischio recessione”

Mag 4, 2022

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    Se non è una bocciatura totale, poco ci manca. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, non salva molto del decreto legge Aiuti da 14 miliardi varato lunedì dal governo Draghi per mitigare gli effetti della crisi energetica. Il numero uno degli industriali ha detto la sua a margine del Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione in corso a Parma. Del nuovo decreto del governo, ha detto, «non ci convince la parte relativa al fatto che si affrontano i temi più importanti con i bonus e le una tantum. Noi abbiamo proposto degli interventi strutturali perché riteniamo che sia il momento per intervenire sui gap decennali del Paese».

    Bonomi, che è reduce da una polemica con il ministro del Lavoro e delle politiche Sociali Andrea Orlando sull’aumento dei salari, ha detto che il governo dovrebbe fare la sua parte attraverso la riduzione delle tasse. «Era lo scorso autunno quando abbiamo illustrato la nostra road map per arrivare al taglio del cuneo fiscale e riutilizzare i 16 miliardi di extra gettito fiscale. Confindustria è convinta che ci sia una crisi da affrontare rafforzando il potere d’acquisto».

    Dalle parti di Confindustria, dopo il -0,2% del Pil italiano registrato dall’Istat nel primo trimestre dell’anno, sono convinti che il Paese rischi seriamente di entrare in recessione tecnica, cosa che diventerebbe realtà se anche nel secondo trimestre il dato sulla crescita dovesse avere il segno meno davanti. «Il timore è che gli effetti della guerra si faranno sentire ancora in maniera più forte», ha proseguito Bonomi. «Stimiamo che la ripresa pre pandemia avverrà, a questo punto, solo nel 2023». Nonostante le varie critiche, Bonomi ha comunque apprezzato alcuni passaggi del dl. «C’è una parte convincente che è il tentativo di sburocratizzare le pratiche legate alla realizzazione dei nuovi impianti di rinnovabili». Il governo, del resto, nelle scorse settimane era già intervenuto per sbloccare la realizzazione di diversi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Una necessità che secondo i vertici di Confindustria andrebbe affrontata anche con strumenti straordinari su scala europea. «Serve un Next generation Ue Energia. Ne ho parlato con il Commissario Breton. Questa è la nostra proposta, adesso servirebbe che gli altri partner Ue l’appoggiassero. C’è un tema di costi dell’energia per il nostro Paese ma anche altri partner sono in difficoltà. Bruxelles deve intervenire come ha fatto dopo la pandemia». Il riferimento è al Next Generation Eu, il fondo da 750 miliardi di euro che l’Ue ha finanziato con debito comune per aiutare il continente a uscire dalla crisi da Covid-19.

    Commenti al Dl Aiuti sono arrivati anche dai sindacati, che hanno definito il bonus in busta paga da 200 euro per pensionati e lavoratori dipendenti solo un primo passo e sono in pressing per un aumento. Bonus che, tra l’altro, non arriverà ai lavoratori autonomi.

    L’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, è intervenuto durante una tavola rotonda della Fisac Cgil. «Sono preoccupato – ha detto – delle disuguaglianze sociali. Ci sono lavoratori con stipendi dignitosi ma se aumenta l’inflazione si trovano a dover fare scelte» come tra riscaldare la casa e mangiare. «Questo – ha aggiunto – è inaccettabile. È importante che le grandi aziende con capacità di reddito significativo facciano qualcosa». Potrebbero costruire dei fondi destinati a mitigare le disuguaglianze «con meccanismi fiscali da parte del governo».


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