Denis Prokopenko, da ultrà a eroe dell’Azovstal

Mag 5, 2022

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    “Gloria all’Ucraina!”. Il tenente colonnello Denis Prokopenko, a capo della resistenza nelle viscere dell’Azovstal, in un video parla di una “battaglia pesante e sanguinosa”. Ma assicura che gli uomini del Reggimento d’Azov combatteranno fino alla morte pur di difendere l’acciaieria, una volta cuore pulsante e produttivo della città di Mariupol. Il suo tono è risoluto, lo sguardo fiero. Attorno alle sue parole si unisce un intero Paese ferito dall’invasore russo.

    Il comandante ‘Redis’ – questo il suo soprannome – ha solo 30 anni, ma ha già ricevuto diversi riconoscimenti dal presidente Voldymyr Zelensky. L’ultimo in marzo, la medaglia dell’Ordine della Croce d’oro, una delle più alte onorificenze del Paese, conferitagli “per il coraggio personale e l’eroismo mostrati in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e per la fedeltà al suo giuramento militare”. Mai Prokopenko avrebbe immaginato di trasformarsi in un eroe, lui che frequentava la curva degli ultrà della Dinamo Kiev e i banchi del dipartimento di filologia germanica dell’università della capitale, dove si è laureato in lingue e letterature straniere.

    Il suo esordio sui campi di battaglia nel 2014, quando il Battaglione Azov, costituitosi spontaneamente come gruppo paramilitare nazionalista nelle prime fasi della guerra del Donbass, fu inquadrato nella Guardia Nazionale dell’Ucraina. Per Prokopenko, le cui origini sono della Carelia, al confine con la Finlandia, combattere i russi è una questione personale, visto che la famiglia fu sterminata dall’Armata rossa nel corso della guerra russo-finnica del 1939. Unico sopravvissuto il nonno.

    “Sembra che io stia continuando la stessa guerra, solo su un altro pezzo del fronte, una guerra contro il regime di occupazione del Cremlino”, ha dichiarato di recente il giovane colonnello, che ora ringrazia il mondo intero “per l’enorme sostegno alla guarnigione di Mariupol”: “I nostri soldati se lo meritano. E nonostante tutto – promette – continuiamo a eseguire l’ordine: mantenere la difesa”.

    La moglie Kateryna lo ascolta dall’Italia, dove è fuggita insieme al manipolo delle ‘mogli di Azov’ che attraverso interviste e apparizioni in tv tentano di mantenere alta l’attenzione del mondo Occidentale su quanto sta accadendo nell’acciaieria, e sulla sorte dei propri mariti e dei civili ancora intrappolati. E’ proprio Kateryna a guidare le altre nella loro missione a Roma e presso la Santa Sede. Mentre Denis continua a resistere e a combattere, nella speranza di rivedere la luce e di tornare a vivere in un Paese libero. Magari sognando di tornare ad occupare gli amati spalti dello stadio Olimpico di Kiev. 
       


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