• Di Maio pronto a tornare, spunta un posto nella Ue: cosa farà

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    Luigi di Maio potrebbe presto ritornare alla ribalta. L’ex ministro degli Esteri, che nelle ultime settimane aveva fatto parlare di sé solo per le sue dimissioni da segretario di Impegno Civico, potrebbe presto ricevere un incarico da Bruxelles.

    La Commissione europea, infatti, starebbe valutando la sua candidatura come Inviato Speciale Ue per la Regione del Golfo Persico. Il nome di Di Maio, rivelano fonti stampa, sarebbe entrato in una short list che comprende altri tre politici di Paesi europei “minori”: il greco Dimitris Avramopoulos, ex commissario europeo per le migrazioni, Markos Kiprianou, ex ministro degli Esteri cipriota e un suo omologo slovacco. La candidatura di Di Maio, nata e cresciuta nella fase finale del governo di Mario Draghi che l’ha sostenuta, sarebbe quella più forte, proprio perché proveniente dal Paese più “grande” e importante dei quattro. Le audizioni, svolte per valutare le varie candidature, si sono concluse la scorsa settimana e la decisione finale verrà presa prossimamente dall’Alto Rappresentante per la politica estera, Josep Borrell che pare avere una predilizione per Di Maio.

    Ed è proprio il diplomatico spagnolo, ormai nove mesi fa, ad aver voluto istituire la figura di “un inviato speciale dell’Unione europea per la regione del Golfo, perché sappiamo che le questioni di sicurezza in quest’ area – nel più ampio Medio Oriente – sono molto importanti per noi”. La crisi energetica, la guerra in Ucraina e in Yemen lo impongono anche perché è necessario tessere nuove relazioni diplomatiche per l’acquisto del petrolio. Il nuovo governo Meloni non dovrebbe essere coinvolto in questa decisione che spetta solo a Borrell, ma probabilmente sarà tema di discussione (in via del tutto informale) in occasione del Consiglio dei ministri Ue degli Esteri.

    Di Maio, nel 2020, ingaggiò un duro scontro con Arabia Saudita e Emirati Arabi quando l’allora governo Conte bloccò la vendita di armi italiane a quei due Paesi e Abu Dhabi rispose con una sorta di embargo di tutti i prodotti italiani. Da quel momento, l’ex capo della Farnesina si impegnò a ricucire i rapporti con due Paesi Arabi e, ora, agli occhi di Bruxelles sembra essere più lui il personaggio più indicato a trattare con gli Stati del Golfo Persico.


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