Dibba in Italia insulta Di Maio: “Un arrivista”

Ago 4, 2022

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Appena il tempo di tornare dalla Russia e Alessandro Di Battista già entra a gamba tesa. Il bersaglio della reprimenda è ancora Luigi Di Maio, un «trasformista, arrivista» che «non ha un voto». Ma l’ex deputato attacca anche il Garante Beppe Grillo, reo di aver portato il M5s tra le braccia di Mario Draghi. Intanto sulle parlamentarie sembra configurarsi un pareggio nella sfida tra Grillo e Giuseppe Conte. L’avvocato dovrebbe ottenere la possibilità di scegliere i capilista e viene meno anche il principio della territorialità, che avrebbe costretto gli aspiranti deputati e senatori a candidarsi solo nel collegio di residenza. Mentre il comico la spunta sulle pluricandidature. Secondo il regolamento pubblicato in vista della lotteria che comincerà domani 5 agosto e terminerà l’8, ci si potrà candidare solo in una circoscrizione, senza alcuna possibilità di paracadute. Inoltre viene meno la regola che sbarrava la candidatura a chi aveva contratti di lavoro in essere con il M5s. Un chiaro assist per la corsa dell’ex portavoce di Conte Rocco Casalino.

L’incognita resta sempre Di Battista. Conte ne vorrebbe fare a meno, anche se ammette che Dibba può spingere i pentastellati verso un risultato migliore delle previsioni, i parlamentari mal sopportano il protagonismo dell’ex parlamentare barricadero. E Virginia Raggi, estromessa per la regola dei due mandati, si oppone a deroghe per candidare Di Battista, che non potrebbe correre perché non è iscritto al M5s da almeno sei mesi.

Nonostante tutto, il Che Guevara di Roma Nord è entrato in trance agonistica. «Luigi Di Maio non ha un voto. Chi conosce il fanciullo di oggi, lo evita. Trasformista, disposto a tutto, arrivista, incline al più turpe compromesso pur di stare nei palazzi», va all’attacco Di Battista. «Il Di Maio che ricordo io, ai tempi dell’onestà intellettuale o della fraudolenta recitazione, detestava il Pd come null’altro – aggiunge l’ex deputato – oggi, a quanto pare, il suo nome comparirà sotto il simbolo del Pd. Beh, se così fosse vi sarebbe una ragione in più per non votarli». Poi la stilettata a Grillo e una goccia di teoria del complotto: «Di Maio che rassicurazioni ha avuto mesi fa, quando portava, insieme a Grillo, il Movimento 5 Stelle tra le braccia di Draghi? Queste sono domande che dovrebbero avanzare i giornalisti».


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