Dieci anni dopo la storia dà ragione a Berlusconi

Nov 13, 2021

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    C’ero anch’io in Parlamento quel giorno in cui cadde l’ultimo governo Berlusconi. L’atmosfera era pesantissima. Lo spread saliva come una febbre e i giornali nemici del governo, giuravano che era tutta colpa del premier. Quando un’ultima deputata di Forza Italia si alzò per dire che abbandonava il partito, fu evidente che la maggioranza era erosa dalle termiti. Pochi minuti dopo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annunciò che sarebbe andato dal capo dello Stato, il quale era, fin troppo perfettamente al corrente di quel che accadeva. Arrivederla e grazie, venga avanti l’esimio professore e precauzionalmente – senatore a vita Mario Monti.

    Un loden che varcò i teleschermi e simboleggiò l’Italia vestita in modo alpestre. Non era un governo tecnico, ma il primo esperimento di molti giochi senza frontiere che avremmo visto nell’ampio cortile costituzionale. Il resto lo sappiamo: l’Italia è l’unica democrazia liberale in cui da dieci anni non governa un premier espressione del voto popolare. Si dirà che anche Renzi era stato baciato dal Grande Consenso Vagante che agisce secondo regole e umori non definiti. Ma non era stato eletto al Parlamento italiano.

    Tutto ciò è noto, come lo sono le circostanze usate per estromettere dai Palazzi della democrazia rappresentativa il leader più popolare. Quindi, proviamo a vedere che cosa è successo fino ad oggi e valutare la differenza fra il prima e il dopo.

    Che cosa sono stati questi dieci anni e qual è l’effetto finale? Cominciamo dal Fiscal Compact, che era uno spettro per gli illiberali, ma che oggi nessuno osa contestare. Il Partito Popolare Europeo dal quale erano usciti acidi commenti sul premier italiano, oggi lo considera uno dei padri nobili, una figura di assoluto rispetto che figurerebbe molto bene come successore di Mattarella per rappresentare al più alto livello l’Italia governata da Draghi. Quanto alla magistratura, i fatti parlano da soli. Lasciamo per un attimo da parte il feroce accanimento giudiziario scatenato contro il fondatore di Forza Italia (che era la zattera rifugio degli elettori dei partiti di centro spazzati via dall’operazione Mani Pulite) che ha rovinato la vita politica non soltanto a lui ma anche a tutti i milioni di italiani che si sono trovato senza il loro rappresentante, nonché massacrati in pubblico e in privato.

    Ma oltre l’autentico martirio inflitto al cittadino Berlusconi Silvio, imprenditore e politico italiano più volte presidente del Consiglio, tutto il Paese e poi tutta l’Europa e anche il resto del mondo civile, si è reso conto del fatto che il sistema giudiziario italiano è intossicato da usi politici e anche personali o di banda.

    Certo non da Circolo degli Immacolati. Basta pensare al caso di Matteo Renzi che ha visto perseguiti i propri anziani genitori, oltre che se stesso a secondo di come si muoveva o si muove politicamente con una strabiliante coincidenza dei tempi. Abbiamo visto casi aperti in molte aree politiche in cui un avviso di garanzia, un rinvio a giudizio, una voce accuratamente riferita da speciali cronisti giudiziari, poteva affondare, come quando si gioca alla battaglia navale: «Avviso di garanzia in E4», colpito. «Avviso di garanzia in E5», colpito e affondato.

    Il decennio «senza Berlusconi» ha fatto capire tutto: le grandi leggi di riforma liberale che il leader di Forza Italia propugnava a favore sia dei cittadini che vivono della ricchezza prodotta da altri, sia degli imprenditori che quella ricchezza la producono, erano le uniche in grado di segnare una via verso il futuro. Si potrebbe dire con una battuta che dieci anni senza Berlusconi hanno prodotto il governo Draghi che da Berlusconi fu scelto per presiedere la Banca europea perché il premier che ci appare irresistibilmente dinamico, decisionista, forte perché ha dietro di sé l’Europa, è il contrappeso necessario e quasi fisico a tutto ciò che è mancato o è fallito in questi dieci anni.

    L’Europa del dopo-Berlusconi non ci ha messo molto a capire che il Cavaliere non era il problema ma semmai la soluzione e che tutto l’intrico di poteri usurpatori, deficienze amministrative, abusivismo giudiziario capace di deviare e devastare la Costituzione, doveva essere fermato.

    La deriva populista di destra e di sinistra che hanno finito per appaiarsi, è stata un’altra conseguenza dei «dieci anni» a secco di liberalismo. L’Europa ha deciso che sarebbe valsa la pena recuperare il tempo perduto offrendo a questo Paese spesso troppo furbo, ipocrita e decadente, ma pieno di potenzialità magnifiche, l’opportunità – now or never again di scrollarsi di dosso proprio tutti quei fattori, e gruppi di potere, che coincidono con i momenti chiave della soffocante congiura. Molto denaro in cambio di un nuovo virtuosismo. Obbligo di riforma a partire dalla magistratura e dal fisco. Libertà e liberalismo. Tutto ciò che costituiva il patrimonio dell’uomo estromesso dieci anni fa e che è rimasto tuttavia l’ultimo uomo in piedi pronto a difendere i valori per cui fu perseguitato, come oggi tutti ammettono.


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