Disastro Conte: con lui il M5S sta scomparendo

Mag 10, 2022

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    La resa a Parma, dove i grillini non presenteranno neppure la lista, è solo l’ultima tappa, forse la più simbolica, di un cammino che sta portando alla scomparsa del MoVimento 5 Stelle sul piano territoriale. Le elezioni amministrative non sono mai state il piatto forte dei grillini ma l’abbandono radicale della base da parte del leader Giuseppe Conte evidenzia uno scollamento quasi totale tra l’elettorato ed i parlamentari pentastellati che siedono tuttora in Parlamento, rappresentando peraltro il gruppo più numeroso.

    Parma, ai tempi della vittoria del 2012, era stata definita da Beppe Grillo la “Stalingrado” dei grillini. La prima roccaforte da cui far partire un’avanzata che avrebbe investito il piano nazionale. Poi, però, il sindaco Federico Pizzarotti ha abbandonato i suoi ex compagni di viaggio e la creatura di Grillo ha iniziato a raccogliere, già nella città simbolo, le briciole del consenso amministrativo: 3.18% appena cinque anni dopo il trionfo. Tralasciando la città emiliano-romagnola, che resta davvero un caso emblematico del periodo odierno, è chiaro come l’ex “avvocato degli italiani” abbia problemi di gestione.

    Virginia Raggi, rispedita al mittente dai romani dopo il primo mandato, è stato di fatto abbandonata: Conte, dopo quella sconfitta clamorosa, è volato in fretta e furia da Roma a Napoli, dove ha provato a costruire una narrativa vincente attorno ad un candidato, l’attuale primo cittadino Gaetano Manfredi, che con ogni probabilità avrebbe vinto pure senza MoVimento 5 Stelle. Sempre a Roma – quella che doveva costituire un altro fortino per il grillismo – l’ex presidente del Consiglio giallorosso e gialloverde ha preferito rinunciare ad alcune candidature per le elezioni suppletive, come nel caso del collegio di Primavalle. E in alcune circostanze il candidato sarebbe potuto essere proprio il legale originario di Volturara Appula.

    Che il “basso” del movimento pentastellato spinga per modificare l’andazzo non è un mistero: alcuni parlamentari si sono lamentati apertis verbis della necessità di sbloccare il “tesoretto” su cui il MoVimento 5 Stelle potrebbe contare. Il fatto è – come ci hanno raccontato – che l’entusiamo degli attivisti va spegnendosi. Tant’è che è diventato difficile trovare qualcuno disposto a montare gazebo ed ad attaccare manifesti senza vedersi riconosciuto nulla in cambio. Certo: Conte può non essere l’unico responsabile di una parabola discendente ma il leader di partito, come tanti casi storici hanno dimostrato, non è un mestiere che si può apprendere dall’oggi al domani.

    Con ogni probabilità, le amministrative di giugno non invertiranno il segno della performance al ribasso del “nuovo corso”: già allo scorso giro elettorale, le amministrative dell’autunno del 2021, Giuseppe Conte aveva dato l’impressione di non riuscire ad incidere. E il MoVimento 5 Stelle, soprattutto con i casi di Torino (solo il 9% dopo la ritirata di Chiara Appendino) e Roma, avevamo dimostrato di finire per essere bocciato nei luoghi dove, provando ad incarnare la novità, era riuscito a convincere la maggioranza degli elettori.

    Per quanto i sondaggi diano costantentemente il MoVimento 5 Stelle al secondo posto in quello che dovrebbe essere il “campo largo” immaginato da Enrico Letta in vista delle elezioni politiche, è chiaro come i fasti del passato siano ormai un lontano ricordo. Gli stessi fasti che erano stati basati anche su quel forte entusiamo proveniente dal basso che Conte non sembra in grado di ripristinare.


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